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Circostanze quotidiane tra studenti, genitori, e professionisti possono diventare problematiche a causa di una non corretta comunicazione. Ciascuno di questi soggetti può celare i propri timori e preoccupazioni dietro altri sentimenti: irritazione, giudizio o negazione, sfiducia e frustrazione o minaccia, chiusura e rabbia proteggendo in realtà altre emozioni. Naturalmente tutto ciò non permette di entrare in relazione con l'altro se non si comunica in maniera ecologica. Problemi di comunicazione diventano problemi di relazione.

Uno degli argomenti più sentiti e spinosi dei nostri tempi è proprio la complessità delle relazioni nel mondo scolastico. Sentito per le responsabilità che implica, spinoso per le difficoltà e la complessità che dimostra.

La Scuola è un sistema complesso, un tempo piramidale ed unidirezionale, oggi fluido e circolare, il cui funzionamento ed efficacia sono basati su alleanza e lavoro di squadra. Benché lo studente resti il protagonista principale non si può prescindere da tutte le altre figure che in maniera piuttosto incisiva interagiscono con lui e tra di loro: gli insegnanti, i genitori e il personale A.T.A., ai quali spetta il compito di collaborare in sinergia per favorire una reale preparazione alla vita adulta.

La Scuola risente dei continui cambiamenti che hanno caratterizzato la nostra società nell’ultimo decennio. Una società, con un nuovo sistema politico-economico e che si caratterizza per il suo essere multiculturale, multirazziale, aperta ai cambiamenti e al passo con le tecnologie multimediali e i linguaggi informatici. Tutto ciò ha dato vita a nuovi bisogni, esigenze e motivazioni, ma anche ad una sempre crescente difficoltà di comunicazione e di creazione di relazioni positive e di qualità.

La Scuola, in quanto istituzione responsabile della crescita e della formazione dell’individuo, non ha potuto ignorare tutto ciò e ha dovuto adeguarsi “ai tempi” introducendo nuovi modi di “essere e fare scuola”.

La Scuola, non è più intesa come luogo della trasmissione del sapere e della cultura, ma come agenzia educativa e formativa che pone l’accento non solo sugli aspetti cognitivi dei contenuti di apprendimento ma sulle modalità di trasmissione dei contenuti nel pieno rispetto della sfera affettiva ed emotiva, riconoscendo la centralità dell’alunno e l’importanza del ruolo e della professionalità del docente. Dagli anni ’90, la Scuola mostra il suo interesse per le tematiche della prevenzione, promozione del benessere e orientamento attraverso l’attuazione di particolari progetti. Degna di nota, l’istituzione dei C.I.C, Centri di Informazione e Consulenza, offre alla Scuola italiana la possibilità di usare uno strumento psicopedagogico già presente negli altri paesi europei, in grado di “favorire il benessere personale e scolastico degli studenti” (Maggiolini, 1997). L’istituzione dei C.I.C. nelle scuole risale all’art. 106 della legge n. 162/’90 e ai successivi CCMM n.66/’91, n.47/’92 e n. 227/’95.

a cura di Moira Di Naccio e Stefania Nanni