Antiche, fragili mura

“Abitare vuol dire etimologicamente “essere riparati”, ma anche vivere ed esistere, rappresentare nella propria casa un modo di essere e di intendere il mondo. Abitare, quindi, rappresenta un bisogno primario dell’umanità”. È da questa frase di un nostro articolo del 6 marzo 2013 che ricominciamo. ( Abitare, primi spunti di riflessione )

Stiamo vivendo in Italia ancora una volta un momento di disagio, il terremoto si è riaffacciato nella vita di molti nostri concittadini portando tanti lutti e per tantissime persone la perdita della casa. Non vogliamo avventurarci nelle tante disquisizioni tecniche che avrete già avuto modo di leggere, ma riteniamo di poter fare anche noi qualche riflessione.
Abitare un proprio uno spazio in cui esprimere se stessi, avere un riparo è un bisogno primario antico come l’umanità.
Possiamo solo minimamente immaginare cosa voglia dire sentirsi privato della propria casa.
I luoghi del sisma sono per lo più luoghi antichi in cui vivevano tante anziani rimasti a guardia e tutela di quei luoghi, a tutti e particolarmente a loro va il nostro pensiero. Quelle persone che hanno perso oltre ai propri cari anche lo spazio sacro in cui sono forse nate e vissute da sempre e che improvvisamente non esiste più. Possiamo pensare che questo sia un po’ come perdere se stessi, la propria identità. Ripetiamo qui una frase scritta da noi: “Ciò che avviene “nella casa” avviene dentro di noi. Come in una magica alchimia tra ciò che è dentro e ciò che è fuori”.
Ricostruire la propria abitazione sarà per tanti un’occasione per ripartire da se stessi. Quel che auguriamo è che dopo questa ennesima catastrofe siano finalmente usati dei criteri per ricostruire che tengano maggiormente conto delle esigenze di tutti, e che i tempi non siano quelli del passato. Fondamentale sarà anche rispettare quello che era l’aspetto originario di quei luoghi antichi affinché chi vi abita torni a sentirli parte di sé.
Purtroppo in Italia continuano a mancare interventi di prevenzione sismica e nei piccoli centri dell’entroterra non è stato programmato alcun tipo di investimento che avrebbe potuto mettere in sicurezza la stragrande maggioranza dei vecchi fabbricati: se ciò fosse stato fatto, ora non dovremmo ritrovarci ad essere costretti a reperire importi molto maggiori per ricostruire interi paesi distrutti. Basti pensare che in paesi come il Giappone dove da sempre si ha a che fare con i movimenti tellurici, anche molto più importanti di quelli che si sono verificati in Italia, un terremoto de 6,7 grado non ha quasi nessun impatto sul patrimonio abitativo.
Pure vero è che le leggi spesso non aiutano e si rischia di entrare in un circolo vizioso in cui non è facile progettare per noi tecnici un intervento di miglioramento strutturale pienamente accettabile dal Dipartimento Sismico riuscendo, nel contempo, a non alterare l’aspetto architettonico, e ciò fa rischiare un blocco dell’intervento da parte della Soprintendenza ai Beni Ambientali.
In questo caso quel che manca è un dialogo costruttivo tra i vari responsabili del bene casa che di rado vengono invitati tutti insieme ai tavoli delle decisioni.
A peggiorare le cose dal punto di vista statico e strutturale vi è stata anche la tendenza da parte dei proprietari di case a sostituire gli antichi tetti in legno con tetti in cemento armato che, causa il maggiore peso, hanno sovente alterato l’equilibrio dei fabbricati. Purtroppo tanti interventi isolati e sciagurati senza un coordinamento generale che hanno portato a un peggioramento dello stato di cose.
Già, ma ora che fare? Assodato che il nostro è un territorio ad alto rischio sismico cominciamo a non lasciare che tutto accada dimenticando ciò che la storia ci dice. Iniziamo una reale opera di prevenzione, insistiamo perché chi ha la responsabilità del governo del Paese si prenda la responsabilità reale di gestire nell’immediato la ricostruzione e poi la prevenzione.
Una cosa è certa, alcuni edifici cedono ed altri no, e ci sarà pure un motivo.
Non dimentichiamo l’importanza di accudire la nostra casa che è l’involucro primario che ci protegge e rappresenta, curiamola e cureremo noi stessi.
Facciamolo con criterio affidandoci anche a tecnici di comprovata esperienza ed onestà, utilizziamo imprese con maestranze altamente qualificate valutando bene i costi in quanto a sicurezza e benessere.

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