Chi sono o io sono? Lettera di un consulente al suo amico imprenditore

 

Egregio Presidente del Consiglio di amministrazione e proprietario della Fortuna Spa

 

Mio caro amico,

nel CDA di ieri ho potuto osservare la crescita e la profondità di pensiero di tutti i tuoi consiglieri, nessuno escluso. Con grandissimo piacere ho notato la loro impeccabile preparazione e volontà di conoscere, ma soprattutto la loro disponibilità a mettersi in discussione. Aspetto, quest’ultimo, importantissimo perché dimostra la disponibilità, l’attaccamento all’azienda e grande modestia (che poi non guasta mai).

Persino gli aspetti formali, ma non solo quelli, impressionavano per abilità e competenza e sono stati raggiunti con l’equilibrio, la parità di genere e la giovane età di quasi tutti i componenti (rara la presenza dei fuori quota).

Insomma hai costruito, e mi rallegro, una struttura organizzativa di notevole pregio e fattura. Davvero un ottimo lavoro e la futura SPA, di cui sei anche proprietario, non può che crescere ed anche consolidarsi in un mercato sempre più difficile, selettivo e competitivo.

Il gruppo di lavoro da te formato, esprime crescita personale che riverbera su ogni aspetto aziendale. Quella qualità espressa da tutti in generale, è frutto ovviamente dei tuoi sforzi.

La futura SPA non teme confronti e non conosce la parola crisi o riduzione della domanda, e offre, al contrario, servizi sempre più raffinati e variegati per qualità e quantità, destinati al benessere dei propri utenti.

La futura SPA è leader e possiede un “Think Tank” che la pone al di fuori da crisi e riduzioni produttive.

Essa è al sopra dei cambiamenti, della situazione dei mercati e questo è tutta opera tua ovviamente! Bravissimo!

Sei vincente ed hai costruito una realtà vincente, in un contesto mutevole quanto aleatorio e questo perché insegni e professi uno stile di vita che apprezzo e ammiro, avendo lavorato con te lungamente (chi potrebbe apprezzarti di più di un vecchio combattente?)

Quante esperienze e quanto travaglio per strategie ed azioni che farebbero tremare i polsi a chiunque.

Dunque “chi sono” lo sai, conosci benissimo da dove vengo e dove andrò e quando andrò.

Tuttavia “io sono” però è ancora da capire, perché un vecchio guerriero come me ha anche lottato per difendere ormai desuete “regole del gioco”.

Lui non è facilmente adattabile nelle continue e forse necessarie trasformazioni sempre più veloci e radicali.

Cambiano i valori in campo, i concetti professionali e morali, le regole sociali, i rapporti e le relazioni, nonché gli orizzonti culturali.

Le sfide quotidiane non si somigliano più e dunque quello che avanza e ci viene incontro necessita di un confronto adeguato che soltanto i giovani coraggiosi e motivati, preparati a queste sfide, possono dare. Sarebbe riduttivo chiamarti giovane, anche se lo sei: le tue esperienze sono così tante e vaste che nonostante il mio vissuto sia emblematico, tuttavia è ben poco rispetto a quanto ti è concesso di portare per il mondo.

Quindi l’ “io sono” a cui penso e mi riferisco, non è una formula astratta e filosofica, ma una scelta davvero difficile di “tornare alla base”, riconoscersi, e ricostruire di nuovo il nuovo.

Avrai capito che questa è una serena e seria riflessione.

Converrai con me che molti saggi in realtà sono vecchi e tronfi tromboni obsolescenti, che condizionano e appesantiscono il mercato della domanda e dell’offerta, come si verifica in questo tempo, che non è più il mio tempo. L’ “io sono” porta dentro di me lo stridulo rumore dei combattimenti, il sapore del sudore e del sangue dei nemici, il sacro fuoco dei draghi e lo sguardo perso nel vuoto di chi colpito, inizia a morire.

I draghi in realtà, pensandoci bene, non sono pericolosi fuori di te, perché riesci a dominarli, ma guai a tenerli dentro di te, ti massacrano!

Pertanto rendo l’onore delle armi a chi non c’è più, alle mie poche vittorie e conquiste, alle mie tante sconfitte.

Infine, il mio “io sono” aspetta di conoscere quando potrà finalmente bere dal calice che contiene in sé il senso della mia trasmutazione (metanoia).

Un abbraccio sincero

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Autore: Alfonso Recinella

Counselor relazionale ad indirizzo mediacomunicativo, ha integrato la sua formazione tecnico-scientifica con una formazione umanistica, privilegiando lo studio della filosofia nei suoi più attuali risvolti applicativi e della comunicazione. La sua esperienza sia nazionale che estera nei contesti aziendali in qualità di Senior Manager e Direttore d'impresa, si unisce al counseling specialistico, in un'ottica di sviluppo della cultura d'impresa e della valorizzazione del suo capitale intellettuale. L'utilizzo delle più aggiornate tecniche del counseling mediacomunicativo gli consente di operare ottimizzando le risorse e contribuendo alla risoluzione dei disagi interni alle organizzazioni. L'attenzione alla persona, che riveste il suo interesse primario, ha indirizzato il suo lavoro verso attività che spaziano dall'empowerment al problem Solving, dalla formazione alla didattica esperienziale. Per Avalon gestisce l'Area Sviluppo e Benessere dei contesti organizzativi e svolge attività di formazione.

0 thoughts on “Chi sono o io sono? Lettera di un consulente al suo amico imprenditore

  1. mirna

    Complimenti all’autore per questo bellissimo articolo che mi tocca molto nel profondo. Sorrido…ora, a distanza da quello stato emotivo che mi vedeva coinvolta in una scelta non poco difficile. Ora mi sento più leggera da quel drago che nel tempo aveva preso tutto il mio spazio interno, tanto ero concentrata a combatterlo fuori per occupare i vertici delle classifiche e apparire una efficiente collaboratrice dell’azienda per la quale lavoravo. Ero brava e mi ero guadagnata il riconoscimento, quel “chi sono” lo sapevo. Ero brava a fare la guerriera dei draghi di fuori e in un certo qual modo sapevo dimostrare quanto valevo nella mia professione ma man mano ho cominciato a sentire crescere un drago peggiore al quale non avevo tempo di dare ascolto, ero troppo occupata a correre secondo i tempi che mi davano gli altri. Quel “chi sono” non coincideva con l’ “io sono” ..ecco perchè il mio malessere cresceva sempre di più insieme al mio drago! Guardandolo in faccia ho scoperto che quei valori di un tempo non erano gli stessi , quel “chi sono” aveva valori diversi di quelli dell'”io sono”. Le sconfitte è vero sono pesanti da superare moooooolto pesanti, ma quando si corre per se stessi, e non per gli altri, le piccole conquiste diventano vittorie dal sapore epico.
    Un grande abbraccio Alf e grazie ancora per il tuo articolo. 🙂

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  2. Carlo Colucci

    Caro Alfonso,
    mi sembra di sentirti, quasi a commentare ciò che hai scritto, volteggiare leggero con lo stile che ti contraddistingue, donando una delle tue perle di saggezza. Credo troppo nell’essere umano e nella sua più profonda identità e nella capacità di rigenerarsi, a dispetto di un avanzare cronologico temporale, per non vedere una ulteriore chiave di lettura che scevra da contatti cronologici rappresenti nella sua più fulgida espressione, lo spirito guida interiore, la propria “identità”, il proprio vissuto. Credo nella persona, che attingendo dalla propria esperienza, sappia non solo collocarsi al posto giusto ma nel farlo, cercare l’armonizzazione per ridefinire un quadro sempre più perfetto e affine all’uopo. Certo, i così detti “tromboni obsolescenti”, per non cadere nel giusto avvicendamento intellettuale, condicio sine qua non, devono sottostare ad una regola ferrea, capire cioè che loro non sono più al centro dell’universo, contro tutto e tutti ma sono, complementari all’universo stesso, quindi bisogna che tornino a fare i “portatori d’acqua”, ma con l’opportunità di portarla nel posto giusto al momento giusto e non in maniera indiscriminata. Lasciando quindi che il proprio “drago interno” ridiventi “draghetto”, affinché possa assaporare dall’alto dell’esperienza acquisita, una nuova primavera, al servizio del “Gruppo” divenendone così autorevole Leader e non Leader autoritario come quando il suo “Drago” interiore dettava le regole e le strategie per il “Gruppo”. Ritengo importante questa posizione a cui possa fare riferimento, al momento della “quadra”, il giovane “Drago”, per prevenire le probabili criticità facendo si ché le stesse diventino opportunità da cogliere. Un abbraccio con l’augurio di una buona vita.

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