Dolcetto o scherzetto?

La prima volta che ho sentito parlare di Halloween, pensavo fosse una festa un po’ stupida ed anche di cattivo gusto. Cosa c’era di divertente in tutti quei mostri, fantasmi e zombies? Soprattutto mi sembrava così poco opportuno vedere i bambini scherzare con il sangue, la morte, la paura. Vuoi mettere la grazia e la bellezza delle fate con la bruttezza di streghe sdentate e con il naso bitorzoluto? Come si poteva preferire la magia e l’incanto degli unicorni, alla schifezza di vermi, insetti e altri esseri disgustosi? Non riuscivo a comprendere come gli incubi avessero più attrattiva dei sogni e se ne potesse persino trovare il lato divertente.

Poi è accaduto che per lavoro mi sono documentata meglio: all’epoca insegnavo alle elementari, ed i bambini (loro sì menti libere ed aperte) erano molto incuriositi e desiderosi di sapere tutto su questa festa  dalla loro maestra d’inglese. Ecco quello che ho raccontato loro sull’origine della festa di Halloween

C’erano una volta, tanto ma tanto tempo fa, due re fratelli sempre in lotta fra di loro: uno era il Signore del Giorno e della Luce, l’altro il Signore della Notte e dell’Oscurità. Combattevano da anni per aggiudicarsi il dominio assoluto e chi avesse vinto sarebbe stato il Signore della Terra e degli Uomini. Gli anni passavano, il Signore del Giorno pur essendo sempre in vantaggio non riusciva mai a prevalere sul fratello in modo definitivo e nemmeno voleva ucciderlo per vincere a tutti i costi, così gli propose un accordo: lui avrebbe governato il mondo 364 giorni all’anno, ma avrebbe lasciato che il Signore della Notte governasse un giorno solo, ma a sua scelta. E così andò: Samhain, il Signore della Notte, che era anche Signore delle Tenebre e dell’Oltretomba, scelse il giorno per lui più rappresentativo: l’ultimo giorno dell’anno, (che all’epoca si celebrava il 31 ottobre), quando un vecchio ciclo si chiude e muore per lasciar posto a quello nuovo. In questa giornata anche i suoi sudditi, che erano gli abitanti delle Tenebre e dell’Oltretomba, sarebbero venuti sulla Terra con pieni poteri e la possibilità di esaudire ogni desiderio. Tutti i defunti di quell’anno che stava per finire, sarebbero tornati, nel bene e nel male, per salutare i propri cari, regolare conti in sospeso o anche vendicarsi. Potete immaginare quanto fossero spaventati i poveri umani, ma dopo un primo momento di smarrimento decisero di organizzarsi ed in maniera molto astuta! Innanzitutto, ricordandosi che l’unione fa la forza, pensarono che stare insieme fosse molto meglio e più sicuro, così presero l’abitudine di riunirsi in gruppo accendendo grandi fuochi intorno a loro per proteggersi. Sapevano bene quanto le creature dell’oscurità li temessero, poi – ancora più argutamente – cominciarono a confonderli, camuffandosi per non farsi riconoscere.  Fu un vero e proprio colpo di genio! Si travestirono da morti, mostri ed esseri spaventosi, quale defunto male intenzionato avrebbe mai attaccato un proprio simile? Inoltre provvidero a decorare l’uscio di casa con maschere dall’aria terrificante (all’epoca non avevano ancora le zucche, che invece arrivano dall’America, ma usavano delle grosse rape che svuotavano e intagliavano con espressioni cattivissime). Anche questo era fatto per confondere: sarebbe sembrata la casa di uno di loro e nessuno vi sarebbe mai entrato per nuocervi. Inutile dire che queste idee ebbero così tanto successo, che gli umani per festeggiare la loro vittoria, decisero di celebrarla ogni anno con una grande festa, senza dimenticare però chi viveva nell’altra dimensione e che doveva essere comunque onorato, per rispettare gli antichi patti tra il Signore del Giorno e quello della Notte.

I bambini avevano ascoltato tutto a bocca aperta e si erano anche molto divertiti. La morte, il buio, l’ignoto, non facevano più tanta paura se si cambiava punto di vista, così decidemmo di fare anche noi lo stesso gioco di quegli uomini antichi. Prima però, era importante riflettere: “pensa alla cosa che ti fa più paura, poi immagina che ti ci puoi travestire, infine guardati allo specchio. Come reagisci?” “Mi scappa da ridere”, disse un bambino, “anche a me”, un altro, “non mi fa più paura!” fu la risposta dei più. Ora eravamo pronti a giocare con la paura: ognuno doveva dire quello che lo terrorizzava di più e poi avrebbe dovuto disegnarlo: fantasmi, diavoli, streghe cattive, lupi mannari, ragni, serpenti e uomini neri affollarono all’improvviso la stanza. Avreste dovuto vederli, così immersi in quei fogli e così totali. Prima esitanti, poi più spediti, mano a mano i grumi di paura si scioglievano in colore, si trasferivano sui fogli e rendevano i cuori più leggeri. Poi fu la volta di ritagliare: esattamente come quegli antichi uomini del nord, ognuno realizzò la propria maschera; fu una gara a chi avesse la faccia più cattiva o più strana, volti viola, capelli verdi, cinque occhi e sette orecchie, nemmeno Picasso avrebbe osato tanto! Infine ognuno indossò la propria: nonostante le intenzioni più raccapriccianti, nessuno era più spaventato; vermi, ragni e serpenti non facevano poi tanto schifo, le streghe in fondo erano anche un po’ simpatiche, fantasmi, diavoli e uomini neri erano diventati amici con cui si stava giocando e soprattutto, guardarsi allo specchio con la maschera da mostro aveva un effetto davvero disarmante.

Grazie a loro avevo compreso che ciò che frettolosamente avevo bollato come diseducativo e poco opportuno, aveva invece un grande valore pedagogico e formativo se spiegato correttamente. Così come il Signore del Giorno era sceso a patti con il Signore delle Tenebre, noi l’avevamo fatto con la Paura riconoscendole un ruolo, invece di scacciarla inutilmente. Avevamo compreso che basta accendere un fuoco ed illuminare la notte perché il buio scompaia; che è importante stare insieme e condividere la paura invece di vergognarsene: sapere che anche un altro ha gli stessi miei timori mi fa sentire molto meglio; che mettersi nei panni del mostro non è poi così difficile ed è estremamente liberatorio; che c’è solo una linea sottile tra luce e oscurità, bene e male, me e l’anti-me, nessuno esiste senza l’altro ed è in fondo solo questione di prospettiva.

Così ho capito il vero valore di Halloween che, al di là delle distorsioni commerciali, rappresenta un’occasione per riflettere in maniera scherzosa, ma non per questo meno efficace, su aspetti spesso considerati tabù. Non è un male raccontare la morte sin da piccoli e dare un volto alle proprie paure, il gioco e l’ironia sono ottimi ammortizzatori, accorciano le distanze e ci fanno riprendere contatto con aspetti naturali ed ineludibili della nostra esistenza.  Ecco perché il lupo piace più dell’unicorno: perché è vero e, ci piaccia o no, è comunque una parte di noi. E e se ci fa ancora paura, proviamo a offrirgli un dolcetto!

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0 thoughts on “Dolcetto o scherzetto?

  1. Ines

    Cara Sefania, hai fatto un capolavoro applicando questa festa cosi intrisa di significati e di simboli al mondo infantile, aiutandoli a risolvere le loro paure.. anzi, questa è un’attività che fa riflettere anche noi, adulti, e pensare alle nostre paure, vestirle ed accettarle come parte di noi… GRAZIE davvero!! 🙂

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    1. Stefania Nanni Post author

      Grazie a te Ines per il tuo generoso apprezzamento :), lieta di aver creato uno spunto di riflessione.
      In effetti il mondo bambino è sempre il più fecondo sia negli spunti che negli esiti, è così autentico e arriva dritto al cuore, soprattutto a quello di noi adulti e dei nostri bambini di dentro. Un abbraccio 🙂

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