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Le persone ragionano con la testa, ma si fanno agire dalle emozioni. Come dargli torto? Infondo le emozioni sono una parte fondamentale della vita, sono quello che riesce a dare colore agli eventi, sia quando sono positive che quando sono negative. Siamo convinti che sono fondamentali anche nel guidare le scelte e spesso nel lavoro sanitario i nostri utenti devono fare delle scelte importanti. Comprendere la presenza degli stati emotivi diventa allora una competenza irrinunciabile in un mondo in cui si parla sempre più di scelte consapevoli ed informate. Ragionare con la testa è un obbiettivo fondamentale, (sia per gli utenti che per i sanitari) comprendere le emozioni e agirle (o non agirle) è una modalità necessaria per evitare di essere guidati impulsivamente dalle forze emotive. L’azione vera nasce dalla considerazione dei dati oggettivi ma anche dalla valutazione delle proprie emozioni.

E'possibile non emozionarsi? Situazioni “forti” come quelle che si riscontrano nel lavoro degli operatori sanitari, momenti di estrema sofferenza, eventi che sconvolgono la vita di altre persone sono lì a ricordarci di quanto sia impossibile non provare qualche risposta emotiva davanti agli eventi che capitano alle persone che curiamo. Persone come noi! Ma esattamente come funziona questa “trasmissione” delle sensazioni emotive tra le persone? La scienza moderna è riuscita a colmare un vuoto che si era creato tra il mondo emotivo (definito soggettivo e ritenuto per anni di dominio della psicologia e della filosofia) e mondo fisico (al quale facevano riferimento soprattutto la biologia e la medicina). Le ultime ricerche di neuroscienze hanno identificato alcuni gruppi di neuroni che hanno la specifica funzione di “riflettere” e tradurre in prima persona le esperienze che vediamo o con cui entriamo in contatto: i cosiddetti neuroni “mirror” attivano, anche alla sola vista di un’immagine dolorifica, le aree relative alla percezione del dolore, costituiscono la base biologica dell’empatia. Numerosi studi hanno dimostrato la impossibilità per l’uomo di eludere questo meccanismo fondamentale. La vicinanza di persone sofferenti innesca in noi meccanismi di sofferenza. Ci sembra molto stimolante il contributo di Yawei Cheng et al. (Expertise Modulates the Perception of Pain in Others, Current Biology 17, 1708–1713, October 9, 2007) il quale attraverso una serie di esperimenti monitorati tramite risonanza magnetica funzionale, ha dimostrato che la gestione neurologica della visione di situazioni dolorose è diversa tra esperti in agopuntura e persone senza esperienza. In particolare gli esperti utilizzano parti “frontali” deputate alla comprensione e interpretazione, rispetto all’uso delle parti somatosensitive, che si attivano nelle persone non esperte. Tale differenza testimonia la possibilità di acquisire una capacità di gestione emotiva che trasforma realmente il modo di “vivere” alcune esperienze.