Fitness: gli errori più comuni

Postato da on marzo 21, 2016 in appunti di bell'essere | 0 commenti

Fitness: gli errori più comuni

Qualche tempo fa vi avevo raccontato di come il mio approccio al movimento si fosse trasformato grazie alla mia super-fantastica-amica-allenatrice-counselor Myriam Di Nardo.

Sì, uso un tono entusiastico e un po’ sopra le righe e ne sono cosciente. Quindi siete avvertiti, questo post è assolutamente di parte!

Il mio percorso è proseguito e continua tuttora, accompagnato da un confronto con Myriam sulle tematiche riguardanti il fitness in generale e su come mediamente viene approcciato.

Ho pensato quindi di raccontarvi quali sono, secondo lei, gli errori più comuni di chi inizia a fare attività fisica.

Per prima cosa ci sono le aspettative irrealistiche. Spiega Myriam “nella mia lunga esperienza di istruttrice fitness in palestra, quello che osservavo era che, di solito, nessuno veniva in palestra per godere del corpo e per stare bene“. I motivi per iscriversi, infatti, sono prevalentemente il dimagrimento, per le donne, e l’aumento di massa muscolare, per gli uomini. Per ottenere questi risultati che, altro errore, si pretendono immediati, si ha la convinzione che più si suda e più dolore e fatica si provano, più si stia lavorando bene. “In realtà il corpo non è una macchina, ma un sistema globale che non può prescindere da mente ed emozioni. Avere aspettative così alte irrimediabilmente genera frustrazione, che porta spesso ad abbandonare dopo poco. Un altro rischio è quello di strafare, facendosi male“.

Possiamo dire che tali aspettative fanno parte di un approccio prestativo, dove quello che sembra importare di più è la quantità di movimento, piuttosto che la sua qualità.

Prova ne è un altro errore frequentissimo: sottovalutare il respiro. Quando siamo nella prestazione e sentiamo la fatica, spesso andiamo in apnea. In questo modo, spiega Myriam, non ossigeniamo le cellule, aumentiamo la produzione di radicali liberi e il nostro corpo per smaltirle suda in eccesso, mentre: “una buona respirazione stimola il metabolismo, ossigena le cellule e aumenta la resistenza fisica“.
Sembra strano in effetti, ma respirare bene non è scontato. Nel nostro quotidiano spesso portiamo una respirazione superficiale, che non coinvolge completamente il diaframma ma resta nella parte alta del busto senza scendere di più. La buona notizia è che possiamo imparare a respirare e ci accorgeremo di come questa semplice azione ci porti ad essere più presenti e a gestire lo stress in modo più efficace.

Come possiamo fare quindi, per trasformare l’approccio prestativo e ansiogeno in qualcosa che invece faccia bene sia alle nostre cellule sia alla nostra anima?

La chiave è riappropriarci del piacere“. In altre parole spostare la nostra motivazione dal dimagrimento, dalla massa muscolare, dalla prestazione, al piacere del movimento stesso. Questo punto di svolta si raggiunge quando, nel nostro allenamento, ad un certo punto cominciamo a sentire piacere invece che fatica, e cominciamo a “muoverci in fluidità, come se stessimo danzando con le nostre cellule“.
Quando stiamo bene nel nostro corpo siamo capaci di sentirlo sul serio, di percepirlo nel movimento concentrandoci sulle sensazioni e dunque sul ritmo. Il nostro sentire ci porta a scegliere in modo naturale ed istintivo ritmi e sfide adeguate al nostro livello, senza strafare e senza competere.

Procedendo con passi della nostra misura, ascoltandoci e portando l’attenzione al sentire sia emozionale sia fisico, impareremo che il corpo ha una sua profondissima intelligenza – continua Myriam – che possiamo riscontrare pensando a come il nostro modo di ballare migliori quando non contiamo più i passi, ma ci affidiamo alla musica e alla nostra interna musicalità“.

L’approccio al corpo può quindi essere di tanti tipi ma la svolta avviene quando abbandoniamo la prestazione concentrandoci sul piacere e sul sentire il movimento. Possiamo farlo solo nutrendo la fiducia nell’intelligenza corporea e affidandoci a lei. Una possibilità che abbiamo tutti, quando decidiamo di cambiare punto di vista restituendo dignità ad ogni cellula e abbassando un pochino il volume di quella mente che, se pure sempre onorata e rispettata, a volte lasciamo prendere più spazio di quanto serve portandola a controllare e dunque irrigidire anche la muscolatura. Perché se siamo un insieme di corpo, emozioni e mente, ogni modifica in uno di questi ambiti influenza gli altri due. Allora, mente più leggera vorrà dire corpo più leggero e ascoltare il corpo porterà piano  piano la mente a calmarsi, in un circolo virtuoso di benessere. Anzi, di bell’essere.

 

 

 



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