In onore di un cuore

Affidare tutto alle parole. Alle rime, alle assonanze, per cercare di raccontare una di quelle cose che capitano ai vivi: morire. Assecondando un sentire presente già dai primi momenti, seguendo un dolore di trasformazione. Questa volta parlo in prima persona, raccontando un percorso di dedica damore a mia mamma, scomparsa oramai già di due anni fa, dopo un intervento abbastanza complicato al cuore.

Un “Cuore capriccioso” come titolava Il Messaggero Abruzzo – quotidiano con il quale collaboro da 26 anni – nell’articolo che i colleghi della redazione hanno voluto dedicarle, di vicinanza alla famiglia e di ricordo. Quell’articolo che sarà stato letto nel bar del Palazzo di città, dove mamma ha lavorato, ragioniera. Ogni tanto ci passo, quando si capita a qualche conferenza stampa, vado a prendere un caffè e il barista le manda i saluti. Non so perché non ricordi che non ci sia più o perché gli faccia piacere pensarla ancora viva. Come capita con qualche collega che l’ha conosciuta negli ultimi anni di lavoro lì.

E “Cuore capriccioso” è il titolo scelto per raccontare un percorso di distacco. La formula del ricordo è quella delle poesie – una passione di lettura che accompagna la mia vita da sempre – e di un progetto di vita parallelo, con rime che raccontano un’altra mia passione sconfinata, per la bicicletta (da cui il nome del progetto, appunto: Borracce di poesia).

E quindi, la necessità dell’operazione a Roma – quattro volte sotto i ferri in tre giorni, accidenti – il racconto di quelle giornate. Il ricordo di una gita a Roma con l’asilo, guardando fuori dalle finestre dell’ospedale con il Cupolone sullo sfondo, il battito dei bip dei macchinari. Con papà e Serena, mia sorella.

Poesie che sono arrivate così, volendo e cercando di celebrare un mamma, fino ad arrivare alla celebrazione della figura del femminile, della generatrice di vita, sempre. Rime un po’ inquadrate, in endecasillabi: ho pensato che alla mamma ragioniera avrebbe fatto piacere che ci fosse una struttura. I suoi ricordi di bambina, la nonna – mamma al quadrato – le sorelle. I passaggi di vita affidati alle parole.

E tantissimi sogni, ci sono tantissimi sogni che nel tempo sono arrivati a ricordare la mamma. Raccontati e condivisi, diventati poesia. Soprattutto quei sogni arrivati ad altre persone, non direttamente a me. Come quello fatto da Sara, collega di mia sorella in farmacia: ha sognato sua mamma, con un messaggio per Serena, di guardare dentro “la borsa”. La borsa è questo ricordo di famiglia, un porta documenti preso da mio nonno addirittura nel 1936-37 di passaggio a Porto Said come operaio militarizzato. Con la nonna ci mettemmo un foglietto dentro con la data. Quindi, una collega di mia sorella che sogna sua mamma, scomparsa anche lei – che nulla poteva sapere da prima, da viva insomma, di questa borsa – e questa mamma che riporta un messaggio della nostra. Di guardare nella borsa, appunto. Abbiamo giocato quei numeri ed è uscito anche un piccolo ambo.

Questo c’è nella raccolta di poesia. Le ho pensate come una sorta di “concept album” di come se ne facevano una volta, ruotando intorno ad uno stesso tema, a un argomento portante. Per dire: The dark side of the moon dei Pink Floyd è un concept album (senza ambire a tanto, eh; un esempio per capirci).

Qui è il cuore, che torna come organo e come custode d’amore. E, ovviamente, è la mamma. E il femminile. Scrivo: “dolcezza e bellezza del femminile/sempre onorato dalla creazione/con rito ballo musica e canto/statua pittura preghiera o monile”.

Ne ho scritte 71, come l’eta di mamma quando è andata. Ma c’è anche dell’altro, ispirandomi all’enneagramma, antichissimo simbolo geometrico che racchiude le tipologie di personalità. Bene, mamma era un “uno” e io sono un “sette”. Cuore di ragioniera, lavoratrice, precisa e ordinata e amante della festa fatta bene e un figlio un po’ folletto. Uniti, nella poesia, nel cuore. Come la mamma, le mamme, il figlio, i figli.

Una storia sentita, battiti da mettere nero su bianco, un lavoro completato durante le giornate del lockdown, approfittando del mondo fermo intorno, per scendere ancora di più nel profondo. Il prossimo passaggio ora è inviare il manoscritto. Dalla nonna, alla mamma e da prima ancora, so che ci siete, che siamo insieme. Grazie!

Qui una delle rime contenute nella raccolta. Rime, a volte, tendenti alla filastrocca, con la mia parte bambina che ricorda la mamma.

(Parigi è la città dove mamma non era mai stata; dicevamo che, andando tutto bene, l’avrebbe scelta per un po’ di giorni di vacanza dopo l’intervento).

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Autore: Alessandro Ricci

Pescara, 1974. Giornalista free lance, inizia con Il Messaggero Abruzzo nel 1994. Collabora nel tempo con testate regionali e nazionali, cura l'ufficio stampa per enti pubblici e privati in particolare nel settore viaggi e turismo. Nel 2007 avvia il progetto Borracce di poesia - La bici per il verso giusto. Il tutto nel segno della curiosità e della conoscenza.

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