Io e la mia cellulite stiamo bene insieme

Se c’è qualcosa che al solo nominarla provoca in noi donne reazioni che variano tra il rassegnato, il combattivo e il preoccupato, è la cellulite.

Lasciando da parte la sua definizione scientifica, che basta cercare su google o chiedere al proprio medico – diffidate dagli articoli “di bellezza” delle riviste patinate, molto spesso sono vere e proprie pubblicità mascherate da informazione, con evidente pochezza di contenuto – in questo articolo vorrei raccontarvi, da donna a donna, il mio percorso con questa compagna di viaggio che da quando ho smesso di combattere mi è diventata persino simpatica.

Già, perché la cellulite, che qui intenderemo come la classica “pelle a buccia d’arancia”, è da combattere. Ce lo insegnano da piccole. Ci viene impresso nel DNA e quando, da adolescenti, insieme allo sviluppo e agli ormoni ne compare anche un primo accenno, è fatta: ci disperiamo, cominciamo a strizzarci la pelle delle cosce tra le dita mostrandola alle amiche. “Vedi? E’ lei!  Ho la cellulite! Devo combatterla prima che sia troppo tardi”.

Quando capitò a me, all’inizio non ci feci caso. Poi, a forza di sentire ripetere e di leggere nei magazine dedicati alle donne (sic!), che la cellulite è “il male”, mi convinsi che qualcosa andava fatto.

Chiaramente, investii in creme e lozioni. Cambiare alimentazione o fare sport non erano opzioni contemplate. O meglio, non lo erano se non per brevi periodi, da due giorni a una settimana al massimo. Poi la routine prendeva il sopravvento. Man mano che il tempo passava, provavo creme, oli, fanghi, capsule di ananas, gocce omeopatiche, rimedi floreali. Dopo i 25 anni, ho frequentato anche palestre e piscine, che non mi hanno però mai conquistata.

Sinché, ad un certo punto, la Donna Selvaggia 1) da Donne che corrono coi Lupi, Clarissa Pinkola Estés  dentro di me decise di farsi sentire.

E così parlò: “Senti un po’, donna moderna cittadina. Tu, che hai perso il contatto con la natura. Tu, che non senti il tuo corpo ma ti limiti a vederlo, e quello che vedi non lo guardi con gli occhi dell’amore. Secondo te, una cosa che appartiene al 90% delle donne, è più vicina ad essere qualcosa di normale, oppure ad essere lo scempio e la tragedia che tu, e tante come te, continuate a ritenere“?

La mia Donna Selvaggia colpì un tasto che risuonò dentro di me. Sì, perché già da tempo avevo intrapreso la via della cosmesi naturale. Già da parecchio, complici i miei studi sociologici, osservavo con occhio molto critico il tipo di pubblicità, in particolare quella dei cosmetici, avente per bersaglio il pubblico femminile. Ero e sono tra le donne che ascoltando la frase “La cellulite è una malattia”!, pronunciata con tono da Apocalissi in una nota réclame in televisione, si indigna. Perché mai devo considerare malattia qualcosa che fa parte delle donne nella quasi totalità? Non sarà invece che, proprio per questa sua diffusione, indurci a combatterla vuol dire creare un indotto economico non indifferente?

Pertanto ho deciso che la cellulite per come la intendiamo noi comunemente, non è affatto una malattia. Nessuno muore per la cellulite. Ho anche osservato che, tranne qualche raro caso, chi non ne ha mediamente ha meno di 18 anni. Sommando questi dati alla constatazione che, secondo i media, solo una pelle piallata, sia con photoshop sia con il botox, è attraente, ho ascoltato seriamente la mia Donna Selvaggia.

La Donna Selvaggia ha molto a che fare con quella che, in Media-Comunic-Azione®, chiamiamo la “parte Strega2) vedi Viaggio nelle energie del Femminile, Zuleika Fusco .

Lei, selvaggia perché connessa ai ritmi naturali, strega perché ha la capacità di entrare nel profondo, leggere la nostra interiorità e suggerirci come trasformarla, con infinita pazienza non si stanca di parlarci, non smette di bussare alla nostra porta sinché non cominciamo ad asoltarla. Attende che capiamo le nozioni di base, per poi fornirci quelle per il passo successivo.

Le prime istruzioni per me furono appunto quelle che ho appena scritto. Se i media mi propongono un modello di corpo che non ha attinenza alla realtà, io lo rifiuto e comincio a guardarmi  per ciò che sono.

Così ho attuato le prime trasformazioni nella mia vita. Smettendo di concentrarmi su quell’aspetto estetico, ho iniziato a fare delle scelte per me e per il mio benessere, cambiando completamente la motivazione.

Ho smesso di sentirmi in colpa perché non amo le palestre e ho cominciato a camminare. Non lo faccio, però, “perché così dimagrisco”, ma perché mi piace, mi rilassa, mi mette le endorfine in circolo. Cammino perché al parco mi diverto tantissimo ad individuare gli scoiattoli sui rami. Perché adoro annusare l’aria ed accorgermi dei cambiamenti stagionali in base agli odori che sento.

Non metto un olio sulle gambe perché credo che diminuirà la cellulite, ma lo  metto perché so che oli essenziali drenanti mi aiutano ad alleggerirle e a migliorare la circolazione. In più, ha un ottimo profumo e mi piace massaggiarmi, quindi in un unico gesto alletto il senso dell’olfatto e quello del tatto.

Ed ecco che ho scoperto una verità fondamentale: quando sostituiamo alla logica del dovere, quella del piacere, prestando attenzione a tutti e cinque i nostri sensi, tutto cambia magicamente. La Strega, la Donna Selvaggia sono al lavoro.

Sì, ma… e la cellulite?

Lei è sempre lì, fedelissima. Ma è diminuita molto, moltissimo, proprio mentre io non ci badavo più. Quella che ho, mi spetta per il mio tipo di costituzione. Mi aiuta molto a monitorarmi. Se noto più gonfiore, so che ho esagerato con qualche alimento, per esempio. Se vedo che ingrasso, mi fermo a chiedermi cosa sto coprendo col cibo. Se trattengo i liquidi, mi domando se per caso io non stia trattenendo anche qualche emozione di troppo. Se sento la zona “tirare”, so che sono stata troppo tempo seduta ed è ora di sgranchirmi un po’.

Proprio qualche giorno fa,  sincronicamente, ho letto che in Metamedicina 3)Il Grande Dizionario di Metamedicina, Claudia Rainville la cellulite è legata ad un’autosvalutazione sul piano estetico. Una sorta di circolo vizioso: più mi svaluto, più la cellulite resta dov’è oppure aumenta, perché è legata proprio a questo. Non ho potuto fare a meno di notare come su di me sia diminuita proprio quando ho smesso di curarmene, o meglio, quando ho smesso di considerarla un problema.

Insomma io e la mia cellulite abbiamo fatto amicizia. Ci diamo reciproche soddisfazioni e ci siamo simpatiche. Indossiamo il bikini e non ci vergognamo più di camminare sul bagnasciuga. La “prova costume”, per noi è semplicemente indossarlo per verificare che la taglia sia giusta e che il modello ci valorizzi.

Il nostro corpo è un Tempio Sacro ed è tutto ciò che abbiamo per rendere concreta la nostra esistenza in questa vita. Lui ci chiede solo di essere amato per ciò che è, cellulite compresa. Fidatevi. Me l’ha detto la Donna Selvaggia.


Foto da www.photl.com

 

 

 

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Note   [ + ]

1. da Donne che corrono coi Lupi, Clarissa Pinkola Estés 
2. vedi Viaggio nelle energie del Femminile, Zuleika Fusco
3. Il Grande Dizionario di Metamedicina, Claudia Rainville

0 thoughts on “Io e la mia cellulite stiamo bene insieme

  1. lorella

    bellissimo articolo, pienamente totalmente e allegramente d’accordo con te su tuuuuuttti i punti…!! da divulgare per le donne che ancora si sentono ai margini della società per questa “malattia” che tra un pò diventa pure contagiosa…;) grazie!

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    1. Barbara Righini

      😀 Grazie Lorella e hai ragione, tra un po’ millanteranno il contagio 🙂 Meglio contagiarsi reciprocamente con sana e gioiosa voglia di vivere! Un abbraccio.

      Reply
  2. Piper

    Cara Barbara questo articolo è semplicemente stupendo. Dice quello che penso da sempre, con parole speciali che fanno risuonare un sacco di emozioni. Lo terrò a mente quando qualche amica mi parlerà della sua cellulite!!!
    E complimenti, scrivi davvero ma davvero bene!!!

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