La fortuna più grande

Conoscete la leggenda della coccinella portafortuna?

Sì, intendo proprio l’insetto tra i più simpatici e ben voluti dagli esseri umani.

Ve la racconto.

Tantissimo tempo fa sul pianeta Terra viveva un uomo enorme di nome Urunti che aveva il compito di mantenere l’ordine e la giustizia fra le creature. A quel tempo la morte non esisteva dunque tutti vivevano in eterno.

Urunti, un uomo buono e gentile, una mattina si punse il pollice alla spina di una rosa, cadde a terra una goccia di sangue che prese vita e cominciò a camminare…la coccinella! Era tonda, buffa, rossa e con sei piccole zampette nere. Lui la osservò con attenzione e poi la prese per portarla con sé a conoscere il mondo. La coccinella, piena di vitalità e ardore, vide il pianeta e le sue meraviglie ma con esse anche cose non le piacquero affatto. Urunti le chiese come mai fosse triste e in che modo potesse alleviare la sua malinconia e la coccinella gli spiegò che ciò che l’aveva profondamente addolorata fu l’osservare le creature millenarie del pianeta che soffrivano, invecchiavano, ripetevano continuamente gli stessi comportamenti insomma avevano perso l’entusiasmo per la vita poiché non ne conoscevano la fine tanto meno l’inizio, la vita nuova.

A quel punto la coccinella fece due richieste a Urunti, di disegnarle sul piccolo dorso sette puntini neri, uno per ogni ingiustizia vista affinché non dimenticasse mai ciò che aveva imparato da quella esperienza e di concedere alle creature della terra la conoscenza del mondo e di permettere agli animali stanchi e feriti di riposare.

Questo grande uomo pur impressionato da tale richiesta e inconsapevole di ciò che fosse la morte acconsentì e la coccinella per insegnargli il significato della fine si punse con la stessa spina da cui aveva preso vita e …morì.

L’omone comprese per la prima volta il segreto della vita e la virtù della morte, introdusse la nascita e la morte nel mondo e infine si addormentò per sempre accanto alla sua amata coccinella.

Dopo aver letto questa favola, non ho potuto far a meno di riflettere sull’energia della morte, che san Francesco chiamata sorella.

Non mi riferisco esclusivamente alla morte fisica, parlo di quell’energia che recide ridefinendo vite e situazioni, di ciò che fa cessare un processo o un dolore, una storia, un’agonia, insomma alla forza che pone una fine.

E mi domando come sarebbe il mondo senza, a come vivremmo senza, a quanto ha a che fare la felicità e la qualità con la fine.

Mi ha risposto una poesia di Kahlil Gibran:

La Morte

Ora vorremmo chiederti della Morte.
E lui disse: Voi vorreste conoscere il segreto della morte, ma come potrete scoprirlo se non cercandolo nel cuore della vita?
Il gufo, i cui occhi notturni sono ciechi al giorno, non può svelare il mistero della luce.
Se davvero volete conoscere lo spirito della morte, spalancate il vostro cuore al corpo della vita, 
poiché la vita e la morte sono una cosa sola, come una sola cosa sono il fiume e il mare.

Nella profondità dei vostri desideri e speranze, sta la vostra muta conoscenza di ciò che è oltre la vita;
 e come i semi sognano sotto la neve, il vostro cuore sogna la primavera. 

Confidate nei sogni, poiché in essi si cela la porta dell’eternità. 
La vostra paura della morte non è che il tremito del pastore davanti al re che posa la mano su di lui in segno di onore.
In questo suo fremere, il pastore non è forse pieno di gioia poiché porterà l’impronta regale? 
E tuttavia non è forse maggiormente assillato dal suo tremito?

Che cos’è morire, se non stare nudi nel vento e disciogliersi al sole?
E che cos’è emettere l’estremo respiro se non liberarlo dal suo incessante fluire, così che possa risorgere e spaziare libero alla ricerca di Dio? 
Solo se berrete al fiume del silenzio, potrete davvero cantare.
E quando avrete raggiunto la vetta del monte, allora incomincerete a salire.
E quando la terra esigerà il vostro corpo, allora danzerete realmente

 

Una curiosità: la coccinella è della famiglia dei coleotteri, il suo nome significa “scarlatto”. Nel suo colore risiede la credenza che sia portatrice di fortuna. Il rosso è infatti il simbolo della guarigione dalle malattie, è sinonimo di vitalità e passione. E’ considerata di buon auspicio da diverse culture, ad esempio in Turchia è “l’insetto portafortuna”, in Russia “la femmina del Signore”, in Finlandia “l’insetto di Maria”, nella cultura ebraica è chiamata “piccolo messia” ecc e in tutte queste e in molte altre è amata e benvoluta. Nell’ antica tradizione i pois neri sul manto rosso sono legati alla dea nordica Freyja ma anche alla Madonna che, nel Medioevo, era vestita di un mantello scarlatto con sette punti neri (colori tipici della coccinella più comune in natura) che indicavano le sette gioie e i sette dolori. Ma questo insetto è legato anche al mito di Giunone o Dea Lucina, dea della Luce, del travaglio e del parto quindi della nascita e della vita.

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Autore: Silvia Torrieri

Da sempre affascinata dalla mente umana diventa psicologa clinica per saperne di più, innanzitutto di sé stessa. Alla continua ricerca delle motivazioni che spingono i comportamenti, si specializza nelle "nuove dipendenze" e approda alla Media-Comunic-Azione® diventando counselor Relazionale. Lavora nell'ambito della relazione d'aiuto in diversi contesti, da quello scolastico con progetti indirizzati agli studenti nella facilitazione al processo dell'identità al consultorio pubblico dove ha modo di confrontarsi con realtà individuali e familiari complesse e infine nella professione privata. Collabora con Avalon, condividendone i valori della formazione continua e la crescita personale, occupandosi dell'organizzazione delle attività e progettazione degli interventi. Appassionata di tango argentino, è assistente d'aula per Avalon Progetto Tango.

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