Platone narra del mito di Er nella Repubblica, sua famosa opera filosofica in forma di dialogo.
“Quando tutte le anime si erano scelte la vita che era loro toccata, si presentavano a Lachesi. A ciascuna ella dava come compagno il genio, daimon , perché le facesse da guardiano durante la vita e adempisse al destino da lei scelto”
Secondo il mito, l’anima di ciascuno di noi, prima della nascita sceglie una missione, un ruolo che poi vivremo incarnandoci, e riceve un compagno, il daimon che le farà da guida per raggiungerlo
Ma prima della nascita, attraversando la calda pianura del Lete e dissetandoci con l’acqua che da l’oblio, dimentichiamo tutto ciò.
Sarà questo compagno, che ricorda il contenuto della nostra immagine, a farsi portatore della nostra vocazione, e del fuoco che si fa sentire e spinge per farla emergere quando la trascuriamo.
Infatti, dal greco antico, daimon significa “colui che assegna il destino”, come entità astratta che conduce il nostro talento nascosto, da esaudire e far esprimere.
Potrebbe trattarsi di una vocazione, un destino, o di un obiettivo importante da perseguire in una certa fase della vita, ma ciò che conta è il modo in cui riconoscere la nostra indole.
Certo l’influenza del contesto familiare o di vita, il timore del giudizio altrui, gli stereotipi legati alla realizzazione professionale o economica, possono condizionarci al punto da mettere a tacere quella passione profonda verso qualcosa che sentiamo in noi da sempre…
Il vero talento è però una forza notevole, che si fa sentire tramite sincronicità, eventi “magici”, emozioni forti, momenti entusiasmanti, ma anche dolorosi che portano quindi a riflessioni cruciali ed eventuali cambiamenti
Il nostro talento è quella motivazione potente a realizzarci nella nostra unicità.
E quando riusciamo a riconoscere l’indole che ci appartiene e sviluppare la vita in accordo con essa, viene soddisfatto un nostro bisogno intrinseco.
Lo psicologo statunitense Abraham Maslow, famoso per la sua teoria della gerarchia dei bisogni e dell’autorealizzazione, sosteneva che “le attitudini smettono di protestare quando vengono adoperate a sufficienza”, ovvero considera le attitudini come bisogni e valori intrinseci di ogni persona
Terreno fertile per questo processo di autorealizzazione è la stima e la fiducia in noi stessi, e il saper riconoscere e legittimare l’importante spazio che ci spetta in questo mondo
Altrimenti il daimon fatica a comunicare con noi, e viene talvolta ostacolato da una qualche forza che rema contro, come ad esempio la nostra forte autocritica
Quando riusciamo ad accogliere la vocazione in noi e le particolari risorse che ci caratterizzano, viviamo in maggiore armonia e secondo eudaimonia (dal greco Eu, bene/benessere e Daimon, spirito guida/ demone)
Si tratta però di un importante processo di ascolto e conoscenza interiore, verso l’espressione del nostro vero sé, al di là degli apparenti obiettivi realizzati
Un percorso a volte impegnativo che può essere sostenuto dall’aiuto di un counselor o di un coach esperto, e che può condurre a quella inconfondibile luce nello sguardo di chi può vivere il suo talento, con l’appagamento di sentirsi autenticamente virtuoso e vero.
“Essere felici significa vivere secondo la propria virtù”
Aristotele

