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	<title>giornale blog Avalon Pescara - Zuleika Fusco &#187; gelosia</title>
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	<description>giornale di pensieri, storie, eventi, riflessioni in libertà di Avalon - counseling e Media-Comunic-Azione</description>
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		<title>GELOSIA, FEDELTA&#8217;, FIDUCIA. I tormenti del cuore</title>
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		<pubDate>Thu, 19 May 2016 10:23:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zuleika Fusco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[l'editoriale di Zuleika Fusco]]></category>
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		<description><![CDATA[La paura che l'altro ci inganni o ci abbandoni diventa la negazione dell'amore e dei sani sentimenti. Inibisce la fiducia e l'intimità.Fiducia è invece la chiave, l'investimento che sarebbe opportuno fare perché una relazione evolva]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Caro lettore,</p>
<p>Sei geloso, sei possessivo nei confronti di chi ami? La vita spesso ci porta a confrontarci con situazioni difficili da sostenere emotivamente, soprattutto nell&#8217;ambito della nostra sfera affettiva. In effetti, quando amiamo, cresciamo per tanti aspetti, ma per un verso diventiamo più bambini e vulnerabili. Nella paura di perdere l&#8217;altro. Così ci ritroviamo a sentire il peso di emozioni dilanianti, che ci infliggono pene e timori e che ci spingono a comportamenti pesanti verso l&#8217;altro. Cominciamo a giudicare e viviamo nell&#8217;incubo che qualcosa stia sfuggendo al nostro controllo.</p>
<p>Ma qual è la vera causa della gelosia, oltre le apparenze?</p>
<p>La gelosia non ha realmente a che fare con la persona che è oggetto delle nostre emozioni. Riguarda piuttosto quel senso di precarietà e di perdita, che abbiamo avvertito in alcuni momenti della nostra infanzia e che non abbiamo elaborato. L&#8217;adulto che siamo oggi torna a risentire di quelle ferite soprattutto quando vive una relazione intima ed egoisticamente punta i piedi, perché vorrebbe che fosse l&#8217;altro a riempire quei vuoti provati e a darci sicurezza.</p>
<p><strong>Ma la sicurezza nasce dalla personale autostima</strong>. <strong>Dalla capacità di essere buon genitore di noi stessi e dalla volontà di accudirci indipendentemente dal prossimo</strong>. Stiamo serenamente in una relazione, quando comprendiamo che <strong>la nostra tranquillità non può dipendere dalla persona amata</strong>, tanto meno dalla garanzia utopistica e insana che ci appartenga. <strong>Quando il volume della gelosia che percepiamo è alto, scopriamo di essere ancora bambini vincolati all&#8217;amore di quel genitore che inseguiamo</strong>, dominati dalla paura che ci abbandoni, che ci tradisca o ci rifiuti. In altri termini la nostra gelosia supera i limiti allorché manchiamo di autonomia e proiettiamo sull&#8217;altro i nostri fantasmi, diventando giudicanti, rimproveranti, controllanti nei suoi confronti.</p>
<p>Ma dovremmo anche considerare che la <strong>fedeltà non è una legge. È un sentire che può o meno essere condiviso. È una scelta interiore. Pertanto possiamo offrirla, ma non possiamo pretenderla dal nostro partner</strong>.  E dovremmo chiederci da dove nasce il nostro bisogno di viverla. Se dall&#8217;amore che ci spinge unicamente nella direzione dell&#8217;amato, da un coinvolgimento totale, o dalle vulnerabilità cui abbiamo fatto riferimento, perché allora è solo un modo di esercitare un controllo, di crearci l&#8217;illusione di vivere un rapporto blindato e di poter tirare un sospiro di sollievo&#8230;</p>
<p><strong>Amare veramente implica infatti dedizione e generosità. Non è per tutti, ma per chi sa essere autonomo e svincolarsi dai dettami dei propri egoistici bisogni</strong>. Dovrebbe partire dal presupposto di donarsi e donarsi al meglio, non di avere. Nella coppia l&#8217;amore deve trovare una sua forma di essere nella quotidianità. Pertanto se amiamo, cerchiamo un punto di mediazione tra noi e l&#8217;amato, un accordo che ci faccia stare bene entrambi, godendo della reciproca presenza e della complicità. <strong>In amore quindi possiamo chiedere, ma non pretendere. </strong>Qualora la gelosia ci inducesse a dare per scontata la presenza totale dell&#8217;altro e la sua dedizione, staremmo violando la sua libertà. <strong>Chi ama lascia andare. Non impone, non trattiene</strong>. E quando soffre per una condizione non condivisa, può sempre scegliere di rinunciare, di porre fine.</p>
<p>La paura che l&#8217;altro ci inganni o ci abbandoni diventa quindi la negazione dell&#8217;amore e dei sani sentimenti. Inibisce la fiducia e l&#8217;intimità. Se siamo molto gelosi, stiamo giudicando chi abbiamo accanto, avvertendolo come un nemico, mentre dovrebbe essere il nostro complice. <strong>Fiducia è quindi la chiave, l&#8217;investimento che sarebbe opportuno fare perché una relazione evolva</strong>.  Crea il presupposto all&#8217;autenticità e ci aiuta a restare nel rapporto con serenità, lasciando che a gestire il dialogo e l&#8217;accordo siano le reciproche parti adulte. Pertanto nella fiducia che avvertiamo, lasciamo all&#8217;amato la responsabilità dei suoi comportamenti nei nostri confronti e a noi la possibilità della scelta di accettare o no, ma soprattutto ci impegneremo insieme nel cercare un punto di mediazione che rispetti la nostra volontà di condividere, il piacere e la qualità dello scambio. <strong>Convivenza significa infatti venirsi incontro nelle piccole e grandi cose del quotidiano per poter continuare a godere della reciproca presenza</strong>. È certamente un superamento dell&#8217;egoismo, non un obbligo, ma l&#8217;esercizio di una volontà cosciente</p>
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		<title>Sei geloso? No grazie, ho smesso …</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Nov 2013 09:41:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefania Nanni]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[il punto di vista del counselor]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
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		<description><![CDATA[L’altro ieri al lavoro, pausa caffè. Colleghi che a gruppetti parlano stancamente del più e del meno fino a  quando qualcuno vira la conversazione sul personale con la frase: ”perché tua moglie è gelosa, vero?”. E’ stata una scintilla, un moto irrefrenabile che ha svaporato le altre chiacchiere e unito tutti in un unico, animato dibattito, dove ognuno aveva voglia di dire qualcosa, raccontare di sè e sapere degli altri.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L’altro ieri al lavoro, pausa caffè. Colleghi che a gruppetti parlano stancamente del più e del meno, delle ennesime scartoffie da riempire e delle prossime, spesso inutili, riunioni. Ad un certo punto, come un coniglio che spunta inaspettato da un cappello, qualcuno vira la conversazione sul personale con la frase: ”<em>perché tua moglie è gelosa, vero?</em>”. E’ stata una scintilla, un moto irrefrenabile che ha svaporato le altre chiacchiere e unito tutti in un unico, animato dibattito, dove ognuno aveva voglia di dire qualcosa, raccontare di sè e sapere degli altri.</p>
<p><em>“Lei sì, tantissimo!”, “E tu?” </em>intervengo io, <em>“Io molto meno, anche perché non me dà motivo&#8221;, “Allora lei è gelosa, perché sei tu a darle motivo?” </em>rincalzo maliziosamente, <em>“No, che c’entra .. lei è gelosa a prescindere, sa bene che io non andrei mai a mettere a rischio un matrimonio così lungo e poi, dopo 25 anni,  che motivi vuoi che abbia ..”. “ Eh no, è proprio questo il momento più delicato .. </em>ribatte una collega, <em> .. sai quante crisi ci sono proprio in questa fase perché si è forse troppo tranquilli?”. “Certo .. </em>aggiunge un altro ancora,  <em>.. è inutile nasconderlo, le tentazioni ci sono sempre &#8230;”, “E come le gestisci?” </em>chiede un giovane supplente. La bomba è stata sganciata e si scatenano una serie di botta e risposta: <em>“Io gli controllo spesso il cellulare”, “ Cooosa? Io non mi permetterei mai, io sono un’accanita sostenitrice della privacy, persino con i miei figli, se rientro a casa prima del previsto, telefono per avvisare!”, “Addirittura .. io invece non controllo e non voglio sapere, non so come reagirei“, “Io ogni tanto un controllino glielo faccio e il bello è che lui lo sa, anche perché fa lo stesso con me, è un po’ il nostro gioco, tiene viva la tensione ..”, “Beh, così è diverso .. però è vero che nella vita niente è detto e che bisogna passarci .. io che mi ero sempre indignata , che la consideravo un’offesa per l’altro e una perdita di dignità per me, mi sono trovata a svegliarmi di soprassalto nel cuore della notte e a controllargli il cellulare ..”, “E che hai scoperto?”, “Che non mi sbagliavo purtroppo ..”, “Ah, l’intuito delle donne ..”,  “Non so se fosse solo intuito, è che spesso abbiamo il prosciutto sugli occhi, e non vogliamo vedere fino a quando non è più possibile ignorare ..”, “Sì, anche .. ma poi che hai fatto?”, “Un macello, mi era crollato il mondo addosso e l’ho lasciato .. per un po’”, “Per un po’ quanto? Non so come hai fatto a ricominciare, io non riuscirei a non rinfacciarglielo sempre”, “ Però quando ci sono i figli non puoi pensare solo al tuo orgoglio ferito”, “Beh, è stata dura e mi ci è voluto più di un anno, ma se si decide si deve perdonare fino in fondo altrimenti è un tormento continuo per tutti e due”, ”Anch’io mi sono trovata a cambiare idea, prima ero quella del taglio netto, poi quando tocca a te .. è come passare attraverso il fuoco, all’inizio vedi solo i suoi sbagli, poi anche i tuoi e allora brucia ancora di più, la rabbia verso di te si aggiunge a quella per lui e si mischia ai sensi di colpa, allo smarrimento, al senso di sospensione perché quando pensi di aver scoperto tutto, capisci che non capivi niente e che l’unica certezza è quella nebbia infuocata che ti avvolge, ma in cui devi stare se vuoi che si dissolva”. “Ma quali sbagli? Niente giustifica un tradimento, troppo comodo. Se ne parla, si discute, invece di trovare facile consolazione altrove”, “Certo, deve essere una botta .. poi dipende anche dall’età, più vai avanti con gli anni e più ti devasta .. perdi sicurezza, e ti passa la voglia di ricominciare”, “Sì è vero, ma fino a un certo punto, con mia moglie, anche se siamo sposati da due anni, ce lo diciamo spesso: dobbiamo sceglierci ogni giorno, perché niente è scontato né garantito per sempre, non lo è la vita stessa, come possiamo pensarlo del nostro rapporto?”, “In teoria è così ma ci sono persone, specialmente donne, che hanno investito tutto nella famiglia, rinunciando alla propria carriera per facilitare quella del marito, lui sempre più rampante e lei nell’ombra, per poi essere ‘rottamate’ per la segretaria più giovane, ti sembra giusto?”, “Certo che no, però anche lei ha sbagliato, si è sacrificata troppo; io lo dico sempre: meglio mantenere una propria autonomia, soprattutto economica per non essere costretti a subire”, “ eh sì, meno male che abbiamo il nostro lavoro .. a proposito dobbiamo andare, però poi continuiamo ..”.</em></p>
<p>Non mi aspettavo proprio che da un’ordinaria pausa caffè, si scatenassero tanti e tali tumulti interiori. <strong>La gelosia e il tradimento sono sempre temi caldi, di fronte ai quali non si può rimanere indifferenti, sia per paura di conoscerne il lato più oscuro e doloroso sia per il risvegliarsi di vecchie ferite</strong>. Ed è stato liberatorio perché il bisogno di parlarne era così forte che non ha frenato nessuno nella propria autenticità, anche verso colleghi quasi sconosciuti; è stato illuminante ascoltare ed ascoltarsi tra uomini e donne di età e vissuti diversi che rivelano <strong>aspetti intimi che proprio nell’intimità della coppia trovano più ostacoli e pudori. </strong>Ognuno con le sue idee e con le proprie esperienze, ma desideroso di confrontarsi con gli altri per andare oltre il proprio punto di vista e capire che non esistono linee nette su temi come questi.</p>
<p>E voi cari amici, che ne pensate? <strong>Tentazione e fedeltà</strong>: scelta del cuore o paura del cambiamento? Senso di colpa o di responsabilità? <strong>Tradimento e perdono</strong>: è possibile rimarginare la ferita e cominciare daccapo? Si vivrà sempre nell’incubo che possa ripetersi o se ne esce rafforzati? Siete tra quelli che pensano che amore e <strong>fiducia </strong>debbano<strong> </strong>coincidere o che <strong>controllare </strong>sia umano, inevitabile ed anche una forma di prevenzione?</p>
<p>Vi lascio con alcune considerazioni del filosofo e psicoanalista Umberto Galimberti su<strong> tradimento,  fedeltà, amore e identità</strong>: <em>“Nasciamo nella fiducia che qualcuno ci nutra e ci ami, ma possiamo crescere e diventare noi stessi solo se usciamo da questa fiducia e non ne restiamo prigionieri <strong>… In ogni forma di amore c’è una forma di possesso che arresta la nostra crescita e costringe la nostra identità a costruirsi all’interno di quel recinto che è la fedeltà che non dobbiamo tradire.</strong> Ma in ogni fedeltà che non conosce tradimento e neppure lo ipotizza c’è troppa ingenuità, troppa paura di vivere con le sole nostre forze, troppa incapacità di amare se appena si preannuncia un profilo d’ombra … Quella che puerilmente chiamano ‘fedeltà’ è l’incapacità di abbandonare lidi protetti, di uscire a proprio rischio verso le regioni sconosciute della vita … Fedeltà e tradimento devono l’una all’altro la densità del loro essere e risvegliano tradito e traditore dalla loro pigrizia emancipativa impropriamente scambiata per ’amore’ … Il tradito, quando non si rifugia nella vendetta, nel cinismo o nella negazione, finisce nel <strong>tradimento di sé che è la svalutazione di se stesso per non essere più amato dall’altro, </strong>senza accorgersi che nel tempo della fedeltà la sua identità era solo un dono dell’altro …”<br />
</em></p>
<p>Parole forti e fin troppo ciniche se isolate da un contesto più ampio, che mi hanno scosso molto, specialmente perché lette in un momento della mia vita in cui avevo proprio bisogno di leggerle così, crude com’erano. Vi confesso che mi hanno irritato all’inizio, poi ho capito che davano soprattutto fastidio alla mia bambina ferita e alla bella addormentata che voleva a tutti i costi aspettare il principe con le mani conserte. Ma devo anche ringraziarle perché quella rabbia ha sopito il pianto e si è trasformata in grinta: è stato l’inizio del riscatto e del risveglio di una donna nuova.</p>
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		<title>Avere, possedere, essere. Chi sa apprezzare ciò che ha, ne gode serenamente</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Dec 2012 16:44:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zuleika Fusco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[l'editoriale di Zuleika Fusco]]></category>
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		<description><![CDATA[Per spostare l’attenzione dalla morte, lasciamo che un carattere mortifero colori tutto ciò che ci circonda. Non c’è niente di più triste e privo di vita, infatti, della nostra mania di collezionare oggetti, di tenerli per noi, o di vivere un rapporto basato sul possesso. Allora, cerchiamo di amare ciò che abbiamo, di coglierne tutta la risorsa, perché il senso della relazione con la vita non è la sua immutabilità, ma la possibilità di ricavare il bene da ogni esperienza.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Quante volte nella vita ci lamentiamo? Quante dimentichiamo di notare che la nostra condizione, anche quando sofferta, ci rimanda aspetti positivi? L’esercizio del ‘bicchiere mezzo vuoto’ è una pratica talmente usuale che, persino nelle più banali conversazioni quotidiane, la nota che si evince è sempre quella della mancanza, del disagio… Eppure la vita ci insegna che, per una legge di complementarità e di ricostruzione dell’unità, le polarità si attraggono. Ineluttabilmente ci sono quindi, come la cultura popolare ci tramanda, matrimoni in cui si piange e funerali in cui si ride…</p>
<p>L&#8217;opportunità che raramente cogliamo è l&#8217;essere contenti di ciò che abbiamo. Notiamo allora che <strong><em>possedere</em></strong> è diverso da <strong><em>avere</em></strong>. <em>A<strong>vere</strong></em>  richiede un rapporto sereno con le cose e le condizioni, la capacità di comprendere che è un contatto transeunte, in cui non c&#8217;è attaccamento. Ciò che abbiamo oggi, in altri termini, può essere differente dalla condizione di domani. <strong><em>Avere</em></strong> ha infatti una connessione sotterranea con <strong><em>essere</em></strong>. <strong>Implica la quantità del nostro stare nelle cose</strong>. <strong><em>Possedere</em></strong> richiama invece ad una stasi che imprigiona chi possiede come cosa è posseduto.</p>
<p>Tendiamo a possedere anche persone pur di cercare rassicurazioni alla nostra paura, eppure <strong>nell’esercizio del possesso il senso di precarietà si esacerba, proprio perché non si accudisce una vulnerabilità personale con l&#8217;idea di rendere tutto fermo e immutabile</strong>. E non si è mai sereni quando si vive una tale condizione, perché si diventa rigidi di fronte all&#8217;imprevisto e incapaci di godere. Proviamo per esempio a pensare i rapporti affettivi in cui subentra la convinzione che l’altro ci appartenga. Sviluppiamo un atteggiamento guardingo e diffidente, impedendo alla persona amata come a noi stessi di vivere tranquillamente. Siamo sempre in difficoltà, perché in realtà la paura della perdita supera il livello di amore, e smettiamo di apprezzare qualità e circostanze, mentre ci nutriamo di dubbi e di sospetti. L’amore così si lacera, perché si depriva dell’opportunità di evolvere e della fiducia, che dovrebbe essere la base certa del rapporto.</p>
<p>Ma anche con gli oggetti e i soldi, il possesso funziona in maniera deleteria, facendoci perdere il senso del bello, della condivisione, e innescando un automatismo di pre-occupazione. In altri termini, viviamo per accumulare sostanza e non siamo mai appagati da ciò che riusciamo a produrre, né tanto meno ne beneficiamo a livello interiore.<strong> Fagocitati dallo stile di vita di massa, avvertiamo solo il peso di ciò che dovremmo conquistare, sviluppando il bisogno consumistico di cose superflue e non apprezzando veramente il valore o l’opportunità di godere di ciò che abbiamo per poi saperlo lasciare andare</strong>. La circolarità del dare-avere fa parte della naturalezza della vita, che si bassa una eterna dinamica di<strong> trasformazione</strong>, come ci ricorda Lavoisier attraverso il principio della termodinamica, trasformando in linguaggio scientifico ciò che la spiritualità tramanda da millenni, ossia che nulla si crea e nulla si distrugge, ma <strong>tutto si ripropone in nuova forma.</strong></p>
<p>Ma qual è il fantasma interiore con cui ci confrontiamo e che alimenta questa innaturale necessità di trattenere, di rendere ferme condizioni e situazioni di vita? <strong>La paura della morte</strong>, che ci blocca, ci attanaglia, costringendoci a ribellarci infruttuosamente alle Leggi più evidenti e sottraendoci piacere. <strong>Per spostare l’attenzione dalla morte, lasciamo che un carattere mortifero colori tutto ciò che ci circonda</strong>.<strong> Non c’è niente di più triste e privo di vita, infatti, della nostra mania di collezionare oggetti, di tenerli per noi, o di vivere un rapporto basato sul possesso.</strong></p>
<p>Allora, cerchiamo di amare ciò che abbiamo, di coglierne tutta la risorsa, perché il senso della relazione con la vita non è la sua immutabilità, ma la possibilità di ricavare il bene da ogni esperienza.<em><strong> Bene</strong></em><strong> vuol dire anche piacere</strong>. Chi sa apprezzare ciò che ha, infatti, ne gode serenamente</p>
<br/><br/><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-resolution-single synved-social-provider-facebook" data-provider="facebook" target="_blank" rel="nofollow" title="Share on Facebook" href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.centroavalon.it%2Fgiornale%2Fgiornale%2Findex.php%2Ftag%2Fgelosia%2Ffeed%2F&#038;t=Avere%2C+possedere%2C+essere.+Chi+sa+apprezzare+ci%C3%B2+che+ha%2C+ne+gode+serenamente" style="font-size: 0px; width:24px;height:24px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px;"><img alt="facebook" title="Share on Facebook" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="24" height="24" style="display: inline; margin: 0; padding: 0; border: none; box-shadow: none;" src="https://www.centroavalon.it/giornale/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/48x48/facebook.png" /></a><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-resolution-single synved-social-provider-twitter" data-provider="twitter" target="_blank" rel="nofollow" title="Share on Twitter" href="http://twitter.com/share?url=https%3A%2F%2Fwww.centroavalon.it%2Fgiornale%2Fgiornale%2Findex.php%2Ftag%2Fgelosia%2Ffeed%2F&#038;text=Hey%20check%20this%20out" style="font-size: 0px; 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