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	<title>giornale blog Avalon Pescara - Zuleika Fusco &#187; rituale</title>
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	<description>giornale di pensieri, storie, eventi, riflessioni in libertà di Avalon - counseling e Media-Comunic-Azione</description>
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		<title>La maledizione del Druido</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2015 08:27:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Valerio Ivo Montanaro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tra le orazioni magiche più potenti cui si poteva fare ricorso tra i Celti vi era il "geis", un incantesimo in grado di vincolare uomini e Dei alla volontà del Druido...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle antiche preghiere stregoniche che solo fino a pochi anni orsono si praticavano nell’Appennino tosco-romagnolo e di cui ho parlato in un precedente articolo, si usava fare riferimento alla Dea Diana per vedere i propri desideri e le proprie richieste esaudite.</p>
<p>Il postulante, a chiusura della preghiera, inseriva un’ingiunzione alla stessa Dea. Tale ingiunzione voleva che, se la richiesta non fosse stata esaudita, la Dea sarebbe stata maledetta. Questa singolarissima procedura per la quale è lecito minacciare una divinità che non accontenta i suoi fedeli, trae origine da un’antica pratica pagana largamente diffusa in ambito celtico.</p>
<p>In effetti, presso questa società, quando due persone entravano in lite per qualsiasi motivo, la parte offesa aveva la possibilità di iniziare, davanti all’uscio di casa dell’offensore, un digiuno rituale della durata di tre giorni. Dal punto di vista del clan questo atto vincolava l’offensore a riparare al torto fatto o comunque a sottoporsi al giudizio della causa in questione da parte di un Druido. Rifiutarsi di riconoscere questo digiuno portava al decadimento di qualsiasi diritto sociale e persino gli appartenenti alle classi nobiliari si potevano vedere privati di ogni autorità.</p>
<p>Questo procedimento, applicato anche nei confronti delle divinità, era per le stesse vincolante. Il Dio in questione, qualunque esso fosse, non poteva “perdere la faccia” davanti ai suoi credenti perché, come spesso accadeva in ambito celtico, l’onore veniva prima di tutto!</p>
<p>Con il passare dei secoli, in seguito all’avvento del cristianesimo nei territori celtici, questa pratica non scomparve ma divenne <em>tout court</em> parte integrante delle pratiche monastiche, specialmente per quanto riguarda le preghiere che i religiosi rivolgevano a Dio.</p>
<p>Jean Markale, noto ricercatore in ambito celtico, racconta quanto segue riguardo al “<em>digiuno contro Dio</em>”, pratica tipica del cristianesimo celtico:</p>
<p>“<em>Anche [San] Colombano vi fece ricorso. Quando si stabilì nei Vosgi, dovette costruire un monastero in condizioni assai precarie. I compagni non avevano quasi nulla da mangiare, e uno di essi si ammalò gravemente. Per strappare a Dio la sua guarigione, Colombano ordinò un digiuno completo di tre giorni a tutti i suoi, già stremati e affamati. Essi <strong>forzarono</strong> il miracolo, poiché giunse un contadino che portò loro viveri e rimedi, e il malato si salvò.</em>”</p>
<p>I Druidi, di cui i monaci del cristianesimo celtico erano gli eredi, avevano rituali e pratiche magiche attraverso le quali potevano vincolare Dei e uomini alla loro volontà. Questo veniva fatto attraverso i <em>geis</em>, incantesimi ai quali si associava una potente maledizione nel caso il Dio o l’uomo avesse violato determinate regole o avesse omesso di compiere degli atti che gli erano stati esplicitamente richiesti.</p>
<p>Diversi eroi delle saghe celtiche caddero vittime di queste maledizioni tra cui possiamo senza dubbio citare Cù Chulainn, la cui vita, sin dall’inizio, era vincolata da moltissimi geis per superare i quali egli compì delle imprese eccezionali.</p>
<p>E’ proprio vero che nelle difficoltà che incontriamo nella vita troviamo i migliori stimoli per crescere…</p>
<br/><br/><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-resolution-single synved-social-provider-facebook" data-provider="facebook" target="_blank" rel="nofollow" title="Share on Facebook" href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.centroavalon.it%2Fgiornale%2Fgiornale%2Findex.php%2Ftag%2Frituale%2Ffeed%2F&#038;t=La+maledizione+del+Druido" style="font-size: 0px; width:24px;height:24px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px;"><img alt="facebook" title="Share on Facebook" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="24" height="24" style="display: inline; margin: 0; padding: 0; border: none; box-shadow: none;" src="https://www.centroavalon.it/giornale/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/48x48/facebook.png" /></a><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-resolution-single synved-social-provider-twitter" data-provider="twitter" target="_blank" rel="nofollow" title="Share on Twitter" href="http://twitter.com/share?url=https%3A%2F%2Fwww.centroavalon.it%2Fgiornale%2Fgiornale%2Findex.php%2Ftag%2Frituale%2Ffeed%2F&#038;text=Hey%20check%20this%20out" style="font-size: 0px; 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		<title>Il Cibo dei Passaggi. Un rito di Trasformazione</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Apr 2015 10:53:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zuleika Fusco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Onorare la tavola con consapevolezza. Tutto ciò che abbiamo colto, infatti, essendo frutto, è destinato a morire, ma ci regala energia e nutrimento sostanziali perché proceda la vita in noi. In questo eterno divenire, possiamo porci come automi, senza far attenzione alle porte che varchiamo, o essere consci del valore delle nostre azioni]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Carissimi amici, spesso dimentichiamo il valore di certe festività. Abbiamo talmente paura di guardarci dentro e di contattare il lato oscuro di noi, che facciamo in modo di nascondere tutto dietro una risata o un divertimento forzato. Abbiamo perso cioè confidenza con l’ombra e con l’idea di morte, pertanto non conosciamo più cosa sia rinnovamento, visto che per rinascere occorre sempre prima morire. Morire a se stessi, per cominciare, come strategia efficace per ridimensionare l’ego, che vischiosamente ci cattura nelle sue trame, facendoci perdere una visione serena di noi e della quotidianità.</p>
<p>Ma durante le feste, c’è un aspetto che richiama la nostra attenzione sulla <strong>VERITA</strong>’ e ci riconnette anche inconsciamente all’<strong>ESSENZA</strong> delle cose. Il cibo. Non a caso in queste occasioni la nostra attenzione, a volte preoccupazione, per il nutrimento aumenta. Alterniamo ad una fase di vigilia, caratterizzata da astinenze o digiuno, una fase di preparazione meticolosa. Per poi giungere al passaggio definitivo. La condivisione della tavola. <strong>In queste fasi è sintetizzata la vita secondo una duplice percezione spirituale e materica.</strong></p>
<p><strong>Con l’astinenza o il digiuno tipico delle vigilie siamo chiamati ad un atto di volontà. Ci depuriamo attraverso la rinuncia e ricordiamo a noi stessi quale sia l’essenza al di là del superfluo</strong>. Andiamo cioè a recuperare una condizione di <strong>VUOTO</strong>. Non un vuoto nichilista, in cui tutto è negato, ma una posizione attiva, di ascolto di sé, come descritto nella tradizione taoista, cge attraverso il <em>wu wei </em>, il non fare, promuove una liberazione dagli aspetti egoici per ritornare al centro pulsante della vita, l’essere. <strong>È un modo per riaprire il cuore</strong>. Fare a meno porta a ridare valore adeguato a tutto. Predispone a ricevere senza pregiudizi, ad essere liberi, ad ampliare la percezione in aderenza al momento presente.</p>
<p>Nella preparazione c’è invece la <strong>celebrazione della morte, che subiamo e provochiamo, che è parte di noi e quindi della vita</strong>. Per nutrirci ammazziamo, facciamo un sacrificio. <strong>Ricordiamo la nostra natura predatoria, l’ombra in cui si annida quel lato di noi che è disposto a uccidere per salvarsi</strong>. Ma dovremmo partire dal presupposto di <strong>non provocare altra morte se non quella necessaria alla nostra sopravvivenza</strong>, dato che l’astinenza avrebbe già dovuto insegnarci ad onorare il valore della vita e a stare con l’essenza delle cose, anziché cercare l’eccesso, che di per sé è mortifero.</p>
<p>Nell’assunzione condivisa del cibo c’è invece la<strong> metamorfosi</strong>. Introducendo in noi il cibo elaborato ci prepariamo ad un passaggio alchemico. Entriamo in contatto con le energie che quel cibo trasferisce e, <strong>nello scindere e riassorbire al nostro interno qualcosa di diverso, ne riconosciamo l’identità, l’essenza e la metabolizziamo</strong>. È un processo di contaminazione per il quale, a fine pasto,  saremo necessariamente diversi.</p>
<p><strong>Onorare la morte è un modo autentico per ricordare il passato e soprattutto la dimensione rarefatta, sottile dell’esistenza</strong>. È un modo per rinascere o resuscitare, come ci insegna la nostra tradizione pasquale che vede in Cristo l’agnello sacrificato ed anche colui che risorge nella carne dal mondo infero.</p>
<p>La tradizione popolare ci insegna a prenderci cura di questo momento. Non a caso ci invita a tavola con una consapevolezza diversa, proprio perché mangiare è il primo passaggio alchemico per trasformare la morte in vita. <strong>Tutto ciò che abbiamo colto, infatti, essendo frutto, è destinato a morire, ma ci regala energia e nutrimento sostanziali perché proceda la vita in noi. In questo eterno divenire, possiamo porci come automi, senza far attenzione alle porte che varchiamo, o essere consci del valore delle nostre azioni</strong>. Sceglierle, dando un senso ai nostri gesti.</p>
<p>L’invito che vi rivolgo è di attribuire un significato rituale ai vostri pasti in questo periodo, perché si rinnovi il vostro patto di allenza con l’ombra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>TU puoi scegliere di dare un senso particolare al  cibo che consumerai.</p>
<p>Porta la tua attenzione su ciò che mangi, sapendo che nutre il corpo e non solo.</p>
<p>Che i sensi siano appagati, proprio per apprezzare i doni della vita e celebrarla!</p>
<p>Ma che sia anche rinnovata la volontà di scendere nei tuoi inferi per morire e rinascere ogni giorno.</p>
<p>Un pensiero a chi ha lasciato il corpo e ora vive in altra forma e che mai dobbiamo dimenticare.</p>
<p>Un pensiero a te, che festeggi l’intenzione di non fermarti alle apparenze e che accetti di vivere tra due mondi</p>
<br/><br/><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-resolution-single synved-social-provider-facebook" data-provider="facebook" target="_blank" rel="nofollow" title="Share on Facebook" href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.centroavalon.it%2Fgiornale%2Fgiornale%2Findex.php%2Ftag%2Frituale%2Ffeed%2F&#038;t=Il+Cibo+dei+Passaggi.+Un+rito+di+Trasformazione" style="font-size: 0px; width:24px;height:24px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px;"><img alt="facebook" title="Share on Facebook" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="24" height="24" style="display: inline; margin: 0; padding: 0; border: none; box-shadow: none;" src="https://www.centroavalon.it/giornale/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/48x48/facebook.png" /></a><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-resolution-single synved-social-provider-twitter" data-provider="twitter" target="_blank" rel="nofollow" title="Share on Twitter" href="http://twitter.com/share?url=https%3A%2F%2Fwww.centroavalon.it%2Fgiornale%2Fgiornale%2Findex.php%2Ftag%2Frituale%2Ffeed%2F&#038;text=Hey%20check%20this%20out" style="font-size: 0px; 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		<title>Sogni di pietra. Il mistero delle cattedrali (Parte prima)</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Nov 2013 09:42:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Valerio Ivo Montanaro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le pietre magiche e l'origine delle misteriose cattedrali gotiche...sogni di pietra.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La pietra ha sempre costituito un elemento di fascino per l’essere umano. Tra i più antichi simboli attraverso i quali l’uomo ha fatto riferimento a se stesso c’è proprio la roccia. Tale associazione, valida nell’antico mondo sciamanico come nelle più moderne religioni monoteistiche, porta con sé un significato molto profondo il quale rimanda ad un mondo fatto di vibrazioni sottili che i nostri normali sensi non possono avvertire. Dai siti megalitici colmi di misteriosi Menhir sino alla “pietra scartata che è divenuta testata d’angolo” del vangelo, c’è un filo sottile che lega questo straordinario elemento della natura con il nostro animo, ovvero l’intima e sentita necessità che accompagna da sempre gli uomini, di entrare in contatto con l’aspetto sacrale della vita.</p>
<p>La pietra, conficcata nella madre terra e protesa verso il padre cielo, rappresenta un ponte naturale attraverso il quale entrare in comunicazione con Dei e Spiriti invisibili, fuori e dentro l’uomo stesso, il quale, ritraendosi in se, nel suo luogo protetto, può udirne ancora oggi le voci ed i segreti influssi energetici. La roccia, con i suoi scintillanti reticoli cristallini, amplifica queste esperienze rendendole più vivide e chiare. Per questo motivo le antiche culture sciamaniche tenevano nella massima considerazione le pietre, utilizzandole nei loro rituali più importanti. Non era infrequente infatti che la persona chiamata ad intraprendere questa via, fosse sottoposta ad un’iniziazione nella quale, i suoi organi interni, venivano sostituiti con delle rocce in virtù del fatto che queste avevano il potere di conferire allo sciamano capacità sovrannaturali, tra le quali è sicuramente possibile annoverare quella di entrare in contatto con il piano sottile dell’esistenza, proprio grazie alle particolari vibrazioni delle pietre magiche che vivevano in lui.</p>
<p>Spostandoci avanti nel tempo possiamo vedere come il culto delle pietre, cui ci si riferisce con il termine di litolatria, si ritrova anche nelle culture classiche come quella dell’antica Grecia. Nel tempio di Apollo a Delfi, infatti, ancora oggi è possibile vedere una pietra oggetto di venerazione dovuta alla credenza che segnasse esattamente il “centro del mondo”, una specie di ombelico energetico a partire dal quale gli dei avevano dato vita a tutto il creato. Ci si riferiva a questa pietra come all’Omphalos, principio maschile e perno attorno al quale tutto l’universo ruota. Lo stesso concetto lo si ritrova immutato nella teologia induista, dove questo “perno” viene chiamato Shivalingam, ossia il fallo del Dio Shiva. Attorno a questo fallo il femminile sacro,la Dea Shakti, esegue la sua meravigliosa e seducente danza eterna, per la gioia di Shiva, quella di tutta il creato e per il suo stesso piacere.</p>
<p>Le pietre erano quindi abitate da spiriti dal carattere diverso, ognuno secondo il tipo di roccia. Per questo motivo erano poste a guardia dei confini, in modo tale da proteggerli e difenderli. In esse viveva il “Genius Loci”, lo spirito del luogo, ed erano quindi venerate in quanto attraverso di loro aveva luogo la teofania, ossia la manifestazione del Dio.</p>
<p>Non stupisce dunque che nella più remota antichità, il così detto “Popolo dei megaliti”, abbia scelto di venerare alcune pietre particolari, dal momento che avevano un “Dio” al loro interno. Ancora oggi, nei paesi del nord Europa è diffusa l’usanza di girare nove volte intorno a delle rocce, individuate come sacre dalla tradizione popolare, per propiziarsi la buona fortuna.</p>
<p>Con il passare dei millenni il culto delle pietre divenne sempre più complesso, legandosi indissolubilmente ai cicli naturali, dovendo quindi necessariamente tenere in conto fattori astronomici ed astrologici. A questo riguardo giova segnalare come il pregiudizio illuminista secondo il quale prima dell’epoca scientifica le conoscenze umane erano non solo scarse ma anche assolutamente da ignorare, non trova conferma dai recenti studi che hanno coinvolto importanti siti megalitici come Stonehenge, dai quali è invece possibile evincere un estremo interesse di questi nostri antichissimi antenati, verso tutto ciò che poteva mettere in relazione i cicli astronomici con il luogo sacro dove i Menhir venivano posizionati. Questa relazione e le rispettive conoscenze esoteriche che ne derivano, nel tempo si rivelarono talmente importanti da essere state ereditate e utilizzate nella costruzione delle magnifiche e misteriose cattedrali gotiche, argomento di cui tratteremo nel prossimo articolo.</p>
<p>In chiusura vorrei far notare al lettore benevolo un’ultima singolare coincidenza. La nostra odierna civiltà si basa su una “pietra”, il silicio, e sulle sue “vibrazioni” che danno il tempo ai microcircuiti che compongo i moderni computer.</p>
<br/><br/><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-resolution-single synved-social-provider-facebook" data-provider="facebook" target="_blank" rel="nofollow" title="Share on Facebook" href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.centroavalon.it%2Fgiornale%2Fgiornale%2Findex.php%2Ftag%2Frituale%2Ffeed%2F&#038;t=Sogni+di+pietra.+Il+mistero+delle+cattedrali+%28Parte+prima%29" style="font-size: 0px; width:24px;height:24px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px;"><img alt="facebook" title="Share on Facebook" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="24" height="24" style="display: inline; margin: 0; padding: 0; border: none; box-shadow: none;" src="https://www.centroavalon.it/giornale/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/48x48/facebook.png" /></a><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-resolution-single synved-social-provider-twitter" data-provider="twitter" target="_blank" rel="nofollow" title="Share on Twitter" href="http://twitter.com/share?url=https%3A%2F%2Fwww.centroavalon.it%2Fgiornale%2Fgiornale%2Findex.php%2Ftag%2Frituale%2Ffeed%2F&#038;text=Hey%20check%20this%20out" style="font-size: 0px; 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		<title>L’ultimo Templare…699 anni fa.</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Oct 2013 08:46:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L'ultimo Templare moriva arso sul rogo 699 anni fa...ma la loro leggenda ed il fascino dell'Ordine del Tempio sopravvivono nei secoli.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Non è difficile immaginare la scena. La torcia accesa che si avvicina alle fascine di legno per accendere il fuoco. Tra i vari attributi di questo elemento, la tradizione include quello di avere un potere purificante. Certo non deve aver pensato questa cosa quel Templare mentre, legato ad un palo al centro di quelle fascine, stava per bruciare.</p>
<p>Esattamente 699 anni orsono, il suo sguardo si posava per l’ultima volta su Parigi e sulla Senna, e poi, con odio furente, verso il Re di Francia ed il legato papale, intervenuti per vedere la sua miserabile fine.</p>
<p>Eretico l’avevano giudicato! Lui ed i suoi confratelli, che per due secoli avevano combattuto in Terra Santa per portare il nome di Cristo e difendere i pellegrini che vi giungevano!</p>
<p>Guglielmo di Nogaret, cancelliere del Re, assisteva anche lui impassibile al rogo. Avrà incrociato anche il suo sguardo l’ultimo Templare? Non lo sapremo mai ma Jacques de Molay, ultimo Gran Maestro dei Templari, certamente sapeva che se lui stava per morire arso vivo sul quel rogo, Nogaret aveva certamente contribuito a far si che questo accadesse.</p>
<p>Vedere i suoi accusatori presenti al suo martirio doveva essere stato troppo. Dimenticando la pietà cristiana, leggenda vuole, si rivolse a Dio, e in un impeto d’ira maledisse il Re, Filippo il Bello, il suo Cancelliere Nogaret ed il Papa Clemente V, le tre persone che attraverso una colossale trappola avevano fatto passare uno dei più potenti, nobili e ben organizzati ordini cavallereschi esistenti, per una spelonca di eretici adoratori del diavolo.</p>
<p>Eppure…qualcosa sulla sua coscienza pesava. Non erano forse tutte invenzioni quelle accuse, pur calunniose ed immeritate, che il suo Ordine riceveva. Lo aveva anche ammesso nel corso dei lunghi interrogatori ai quali era stato sottoposto. Il verbale di uno di questi interrogatori è particolarmente illuminante. I commissari papali chiesero infatti al de Molay in quali termini avvenisse il rituale iniziatico attraverso il quale si diveniva Cavalieri del Tempio. Jacques de Molay rispose in questi termini:</p>
<p>“[…] <em>Alla presenza dei nostri pubblici notai e degli infrascritti, </em>[<em>è presente il</em> n.d.r.] <em>fratello ‘Jacopo de Molay’, gran Maestro della milizia dell’Ordine del Tempio, avendo giurato sul Vangelo a lui prestato e dallo stesso materialmente toccato, di dire in difesa di sé e degli altri nell’interesse della fede, piena e completa e integra verità e interrogato sul modo e sul tempo della sua accettazione, rispose sotto giuramento che sono passati XLII anni da quando fu accolto presso Belnam, Eduensis diocesis, da fratello ‘Ymberto de Parado’, milite, alla presenza dei fratelli Amalrico de Ruppe e di molti altri fratelli di cui ora non ricorda più il nome.</em></p>
<p><em> Disse ancora sotto giuramento che dopo molte promesse da lui fatte per rispettare e osservare gli statuti e le disposizioni del detto ordine, gli posero un mantello legato al collo. <strong>E lui che lo accoglie fece portare una croce di bronzo, nella quale c’era la figura del crocefisso, e gli dice e gli ordina di rinnegare Cristo la cui immagine era lì. Cosa che lui fece, sebbene contrario e poi gli fu ordinato di sputare sopra l’immagine e lui sputò a terra</strong>.</em>[…]<em> </em></p>
<p><em>Richiesto se con la forza, o con la paura delle torture o del carcere, o per qualche altra causa, avesse detto o mescolato qualche cosa non vera nella sua deposizione, o avesse taciuto qualche verità, rispose, sempre sotto giuramento di no; ma di avere detto la pura verità per la salvezza dell’anima sua…”</em> <a class="simple-footnote" title="Fabio Giovanni Giannini, Milites Templi – Il processo, Crema (CR), Ed. New Style, 2000, p. 64." id="return-note-4320-1" href="#note-4320-1"><sup>1</sup></a></p>
<p>Mentre il fumo iniziava a soffocarlo e le fiamme si alzavano lambendo le sue gambe, forse si sarà interrogato sul perché di questo rinnego, così come si sarà chiesto il motivo per il quale simboli misteriosi ed altri rituali incomprensibili venivano tramandati nel suo morente ordine. Forse queste conoscenze, ora che tutto volgeva al termine con la sua morte, erano rinate altrove, nascoste tra le pietre delle cattedrali.</p>
<br/><br/><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-resolution-single synved-social-provider-facebook" data-provider="facebook" target="_blank" rel="nofollow" title="Share on Facebook" href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.centroavalon.it%2Fgiornale%2Fgiornale%2Findex.php%2Ftag%2Frituale%2Ffeed%2F&#038;t=L%E2%80%99ultimo+Templare%E2%80%A6699+anni+fa." style="font-size: 0px; width:24px;height:24px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px;"><img alt="facebook" title="Share on Facebook" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="24" height="24" style="display: inline; margin: 0; padding: 0; border: none; box-shadow: none;" src="https://www.centroavalon.it/giornale/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/48x48/facebook.png" /></a><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-resolution-single synved-social-provider-twitter" data-provider="twitter" target="_blank" rel="nofollow" title="Share on Twitter" href="http://twitter.com/share?url=https%3A%2F%2Fwww.centroavalon.it%2Fgiornale%2Fgiornale%2Findex.php%2Ftag%2Frituale%2Ffeed%2F&#038;text=Hey%20check%20this%20out" style="font-size: 0px; 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New Style, 2000, p. 64. <a href="#return-note-4320-1">&#8617;</a></li></ol></div>]]></content:encoded>
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