Chiedi alla pelle

Postato da on novembre 28, 2012 in appunti di bell'essere | 0 commenti

Chiedi alla pelle

Quando ci guardiamo allo specchio o ci massaggiamo una crema, sono tante le cose che chiediamo alla nostra pelle. La vogliamo morbida, elastica. Le chiediamo di avere un colore uniforme e una superficie priva di avvallamenti e imperfezioni. Cerchiamo luminosità, definizione, compattezza.

Nel tentativo di raggiungere questi risultati, investiamo denaro, energia e tempo. Qualsiasi sforzo, pur di avere la pelle che sognamo.

Lei, intanto, sopporta. Qualche volta si ribella. Di certo è davvero raro che acquisisca tutte le qualità che desidereremmo, e questo ci lascia più frustrate di prima. Non ci starà forse sfuggendo qualcosa?

Ebbene sì, c’è qualcosa che in effetti abbiamo perso di vista: la pelle che vorremmo non esiste.

Concentrandoci per qualche istante, ci renderemo presto conto che nessuna delle persone adulte di nostra conoscenza ha un’epidermide così. Il colorito non è mai completamente uniforme, la superficie non è mai completamente piana, al tatto la temperatura è diversa e anche la compattezza varia non solo da persona a persona, ma da zona a zona sullo stesso corpo.

Quando accettiamo questa verità, allora possiamo fare una piccola rivoluzione copernicana nel nostro modo di pensare alla pelle.

Invece di chiederle di diventare come vogliamo, proviamo ad ascoltare cosa ha da dirci.

La pelle parla, comunica con noi in mille modi, spesso però non le prestiamo attenzione. E lei, per farsi sentire, alza il volume.

La cute è l’organo più pesante ed esteso del nostro corpo, ed è piena di terminazioni nervose: “[…] rispecchia il nostro stato di salute inteso come benessere fisico e psicologico; quindi non rappresenta solo quel rivestimento protettivo del corpo che segna il confine tra noi e tutto ciò che ci circonda, ma in realtà nasce, cresce, respira, si nutre, si riproduce, invecchia

e… muore1.

Siamo quindi rivestiti da un organo che è vivo e che di conseguenza rispetta la ciclicità della vita. Per questo non è mai identico a se stesso, per questo è, secondo i canoni che ci vengono suggeriti dalla pubblicità, “imperfetto”. In realtà invece segue un meccanismo perfetto come tutto il nostro corpo fa.

Le condizioni che influenzano il suo stato sono molteplici. Fattori esterni possono essere le condizioni climatiche, prodotti sbagliati che nutrono o seccano troppo rispetto alle nostre esigenze, residui di detersivi sugli abiti o anche residui di sostanze chimiche negli abiti stessi 2. Tra i fattori interni invece consideriamo la fase del ciclo mestruale, l’assunzione di farmaci, malattie particolari, il fumo, l’alimentazione.

Infine, ma non per importanza, c’è qualcosa che influenza enormemente lo stato della nostra pelle, ed è il filo diretto che la collega alle nostre emozioniarrossiamo, rabbrividiamo, ci viene “la pelle d’oca”.

Torniamo allo specchio quindi e poniamoci in ascolto. Una volta esaminati i fattori esterni e interni, cerchiamo di cogliere se, in questo momento della nostra vita, lo stato della nostra pelle potrebbe essere collegato a qualcosa che stiamo vivendo.

Se è così, allora prendiamoci cura di lei nel modo migliore, ma accogliamo anche i suoi segnali e facciamo qualcosa per il nostro benessere globale. Ciascuno di noi ha diritto ad una pausa solo per sé, anche nel periodo più impegnativo che possiamo immaginare. Cinque minuti da dedicarci per chiederci: come sto adesso? I risultati potrebbero stupirci.

 

 

Immagine: La Venere allo Specchio, Rubens



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Note:

  1. Dizionario di Dermocosmesi, P. Fracassi, M. S. Marottoli.
  2. si veda il recentissimo rapporto di Greenpeace che denuncia la presenza di residui chimici tossici negli abiti.

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