La curiosità come cura

E dalla cura la curiosità: l’etimologia di questa parola deriva infatti da quella latina cura, termine singolare in quanto invariato nei secoli, ovvero da circa 2500 anni continua a fare riferimento al modo di prendersi cura di sé e degli altri.

L’ho ascoltato in un’intervista radiofonica ad uno scrittore e mi ha appunto incuriosito

Essere curiosi significa accrescere il proprio sapere, ma anche la propria esperienza, e oltre a sentire il piacere di conoscere, sperimentare il nuovo diventa una possibilità di crescita e trasformazione, quindi un modo per accudirsi.

La curiosità è sinonimo di apertura verso l’esterno: verso tutto quanto ci circonda, sia nel nostro contesto che in mondi distanti, verso lo sconosciuto e l’ignoto, in senso ampio

La nostra parte curiosa certamente rappresenta la voglia di esplorare: iniziare nuove attività, frequentare gruppi di persone diverse, fare esperienze inconsuete, visitare luoghi non conosciuti

Questa parte di noi ha altrettanto bisogno di sapere, indagare, approfondire, leggere, scovare, lasciarsi appassionare da un ambito, una disciplina, un personaggio particolare

Penso alla curiosità come linfa vitale in ogni fase della nostra esistenza.

E’ fondamentale nella crescita dei bambini per iniziare a sperimentare e conoscere (ad esempio con i loro “Perché?” incontenibili)

E’ entusiasmante nei giovani (che iniziano a scoprire le infinite strade del vivere), è motivante e costruttiva negli adulti, e nella persona anziana può diventare la sollecitudine che garantisce efficienza nelle proprie potenzialità

Rappresenta spesso quel rinnovamento che nutre, e ci fa attingere a nuove risorse interiori

Vorrei sottolineare poi il ruolo imprescindibile della curiosità nella relazione d’aiuto

Quando ascolto una persona che chiede sostegno, la base per avviare un rapporto empatico è data da un interesse autentico e un’attenzione totale per il suo vissuto, fatto di punti di vista ed esperienze diverse dalle mie

Questo prevede una profonda accoglienza (priva di bisogno di approvazione o percezione immediata di utilità da parte del professionista), ma anche il genuino voler conoscere e approfondire storie e percorsi di vita a volte simili, ma davvero mai identici tra loro

Credo che l’incredibile ricchezza e varietà del mondo interiore altrui, stimolino costantemente la curiosità di chi si dedica con etica e passione alle professioni di sostegno, come ad esempio il counseling e il coaching

 

D’altra parte potremmo anche riflettere sulla curiosità della prima donna apparsa sulla Terra, che l’ha spinta ad assaggiare il frutto proibito e le ha fatto pagare il prezzo di una condanna tramandata a tutta la discendenza umana

Ma quella è tutta un’altra storia…Anzi, direi soprattutto una “ complessa questione di punti di vista”…

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Autore: Alessandra Caroli

È counselor relazionale ad indirizzo mediacomunicativo ed educatrice professionale. Per Avalon si dedica da anni ad attività di counseling, tutoring e organizzazione di eventi. Coordina le attività didattiche ed è parte del corpo docente della Scuola di Counseling e Media-Comunic-Azione. Si occupa di counseling e formazione in contesti pubblici e privati, con un’esperienza decennale in ambito sociale, attraverso progetti di riabilitazione per la disabilità psico-fisica di adulti e bambini e di sostegno alle famiglie. Da sempre ama approfondire la conoscenza di luoghi e culture diverse, unendo quindi il viaggio fuori al viaggio dentro di sé. Con entusiasmo, attraverso la rubrica “Il punto di vista del counselor”, si occupa di sostenere e divulgare questo approccio alla crescita personale e di favorire nel lettore un ampliamento delle prospettive nell’affrontare la quotidianità.

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