L’Elefante nella Stanza (e nella Vita)

Mi sono imbattuta, qualche giorno fa, in una parabola di origine indiana, che mi ha colpita molto.

Credo sia perfetta per questi tempi di giudizi facili e polarizzazione.

Lascia quindi che te la racconti.

Alcuni uomini, ciechi dalla nascita, vennero condotti vicino a un elefante.

Questo grande animale era per loro totalmente sconosciuto. Non l’avevano mai toccato, mai immaginato, non ne avevano nessuna idea.

Piano piano, condotti ad avvicinarsi al pachiderma, iniziarono a toccarlo.

L’elefante è come un grosso serpente!” disse colui che stava toccando la proboscide.

Ma no, l’elefante è un tronco d’albero, massiccio e immobile!” sostenne colui che stava toccando una zampa.

Vi sbagliate, è come una corda robusta, un po’ pelosa!” Intervenne la voce di chi stava sfiorando la coda.

Ma cosa state dicendo, non capite che è una grande foglia, sottile e ondulata?!” Insistè l’uomo che toccava un orecchio.

A quel punto, la discussione si inasprì, dal momento che ciascuno sosteneva la propria verità ritenendola assoluta.

Così facciamo noi, ormai quotidianamente.

Alcune volte l’elefante siamo noi stessi: ci giudichiamo da un solo errore, o ci concentriamo su un unico aspetto di noi ritenendolo l’unico degno di rappresentarci, e soffochiamo l’interezza che siamo.

Altre volte l’elefante è l’altro. Quanto diamo giudizi sulle altrui mancanze, non guardando anche le risorse?

Sempre più spesso, inoltre, spinti da una comunicazione di massa sempre più polarizzante e semplicistica, formuliamo opinioni su fatti complessi, ritenendole somme verità senza considerare quante cose non sappiamo. L’elefante diventa qualsiasi notizia di cronaca.

Quanto cambierebbe il nostro punto di vista e anche il nostro stato d’animo, se ci ricordassimo che, di fronte alla grandezza della vita, e del nostro ed altrui mondo interiore, siamo come ciechi di fronte all’elefante?

Se ci ricordassimo che la nostra esperienza è per noi importante, certo, ma è, appunto, la nostra e che ciascuno, toccando l’elefante, sentirà ciò che è in grado di sentire.

La Verità non è mai solo la nostra parte. Così, possiamo contattare la nostra umiltà, fare un respiro profondo e chiederci: “Qual è il mio elefante, oggi? C’è qualcosa che potrei non vedere? Come posso ampliare la prospettiva?

Il bellessere non sta in ciò che immaginiamo toccando l’elefante, ma nel riconoscere che tutti insieme stiamo toccando la stessa, gigantesca, misteriosa creatura.

 

Image by Bisakha Datta from Pixabay

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