Counseling nel sociale

A cura di Marco Passerini

Il counseling mediacomunicativo è uno strumento duttile ed efficace per affrontare i momenti di criticità e confusione che possono presentarsi in diversi momenti della vita privata e professionale. Ma se la persona che attraversa una crisi è impegnata in una professione rivolta essa stessa alla relazione d’aiuto? Ovvero: come aiutarsi ad aiutare? E’ interessante considerare l’intervento di counseling anche in questa prospettiva, nell’ambito generale delle esperienze professionali ed associative che si occupano del sociale e in quello specifico della cooperazione sociale. Questo è un ambito in cui il counseling M-C può esprimere tutte le sue potenzialità attraverso interventi di formazione e prevenzione del disagio mirati alla crescita della qualità della vita personale e lavorativa. Chi è l’operatore sociale? È un professionista che si propone di perseguire l’interesse generale della comunità alla promozione umana (Legge n. 381 del 8 novembre 1991 Disciplina delle cooperative sociali) L’operatore sociale non è più esclusivamente attore di spontaneismo, intuizione, o buoni sentimenti. Al contrario, è chiamato ad esprimere una forte competenza elaborativa rispetto alla propria esperienza, la capacità di esplicitare le ipotesi di fondo del proprio operare come costruzione di convergenze dell’azione sociale. Gli operatori nel sociale sono attori ed autori di storie, interpretano un “luogo” centrale della modernità, il cambiamento, come esercizio continuo di creatività necessario allo svolgimento della loro attività professionale. L’operatore, cioè chi è chiamato ad operare un cambiamento, deve essere capace di interpretare la trasformazione degli scenari futuri da un punto di vista di apertura e di progettualità e non più come precarietà e perdita di sicurezza. La stessa apertura al cambiamento costituisce un riferimento fondamentale dell’interlocuzione tra operatore e contesto sociale e politico: l’operatore sociale deve rispondere alle richieste di una società in cui sia i bisogni che la domanda di servizi assumono configurazioni inedite, plurali e pervasive. Intercettare, leggere, prevenire queste tendenze significa porre in essere una risposta realmente efficace.

Avalon counseling nel sociale - Pescara Abruzzo

IL COUNSELING MC NEL LAVORO SOCIALE

La quotidianità è il riferimento più immediato dell’azione sociale, ne individua le caratteristiche peculiari e gli interrogativi più urgenti. Nel lavoro di tutti i giorni l’operatore si trova a contatto con una dimensione interpersonale caratterizzata dal bisogno: chi si trova in una condizione di disagio psichico, fisico, sociale, è portatore di una domanda, silenziosa o esplicita, di aiuto. Una domanda che ha una forte risonanza in noi perché la dimensione del bisogno ci appartiene profondamente, in quanto persone. La richiesta d’aiuto porta con sé sia la complessità del mondo personale e relazionale da cui proviene che una forte spinta, sentita con urgenza dall’operatore, a fare qualcosa per aiutare. Questa azione di aiuto è spesso sentita con la forza di un imperativo ideale, ci si proietta verso il bisogno dell’altro fino a perdere la percezione dei propri limiti. Al contrario, la considerazione del limite è importante, non solo come limite personale o come dato di realtà che appartiene alla concreta situazione in cui si interviene.La professione dell’operatore sociale porta il segno di alcuni vincoli che incidono sulla sua dimensione personale e quotidiana e che attengono in generale ad una dimensione di riconoscimento di questo lavoro. Ad esempio riconoscimento di tipo economico, un dato importante con cui confrontarsi quotidianamente. o riconoscimento in senso letterale: quanto è riconoscibile la figura di operatore sociale, di chi non ha contrassegni professionali visibili (la divisa del poliziotto, la cattedra del professore, ma anche la cravatta del manager o lo stetoscopio del medico) che ne indichino con certezza l’identità? Nell’accezione politica di riconoscimento, quanto spazio, nel dibattito della società civile, è riservato ai temi dell’aiuto, della marginalità e delle professioni che se ne prendono carico? Possiamo quindi rispondere alla domanda sull’identità dell’operatore sociale tenendo fermo il valore interrogativo del limite: l’operatore sociale è un professionista che è chiamato ad interrogarsi continuamente sul senso e la qualità del proprio lavoro. Questo tipo di risposta ci porta a due ordini di considerazioni principali. E’ una risposta che implica degli aspetti di disagio con cui l’operatore può trovarsi a confronto: la frustrazione di trovarsi di fronte a un compito impossibile, una sensazione di blocco, perdita di identità, incapacità di vedere una progettualità nell’azione professionale. Non a caso questi sono elementi di rilievo nella casistica generale della sindrome di burnout che sempre più spesso è chiamata in causa come “malattia professionale” a cui può essere soggetto chi opera nell’ambito delle professionalità educative e sociali. Ma la domanda sul senso contiene anche importanti aspetti di risorsa: significa spersi fermare a riflettere criticamente, dare voce e accudire la nostra fragilità, che è anche la nostra parte preziosa, una parte che, significativamente, l’operatore mette in gioco nel suo lavoro.

Rispetto. Apertura. Concretezza. Confronto. Calore. Empatia. Forza. Autorealizzazione. Queste sono tutte modalità con cui posso accudire e far crescere me stesso e le mie potenzialità, sono le buone qualità del nostro rapporto con noi stessi e con gli altri: costruiscono un percorso di crescita pesonale e professionale e, al tempo stesso, vere e proprie parole chiave del counseling mediacomunicativo. La Media-Comunic-Azione® è infatti un metodo, etimologicamente un percorso, che possiamo indirizzare alla formazione e prevenzione del disagio dell’operatore, un professionista impegnato nella relazione d’aiuto, che aiutando se stesso “trova” la strada migliore per aiutare l’altro. Possiamo riassumerne le caratteristiche declinandole secondo questo specifico campo di intervento.

MEDIAZIONE: Elaborare la propria esperienza a partire da un punto di vista consapevole: saper stare nel momento presente è saper rispondere in maniera funzionale all’intervento. Riconoscere e attivare le proprie risorse (empowerment), utilizzandole in maniera creativa per mettersi in gioco in maniera sana, consapevole ed efficace. Conoscere i confini tra sé e l’altro: un requisito di base per la tutela dell’utente e la sua responsabilizzazione ad un percorso evolutivo. Leggere e interpretare la complessità dell’intervento nel sociale: le risorse, i vincoli e gli obiettivi.

COMUNICAZIONE: Trasmettere un messaggio in maniera efficace e congruente alla sua finalità, nel rispetto di sé stessi e dell’interlocutore. Diversificare i propri strumenti espressivi per stimolare l’interlocutore a ricercare in sé, e attraverso il proprio linguaggio, le risorse per risolvere il problema. Ascoltare l’altro in maniera attiva ed empatica: dall’etica della solidarietà come spontaneismo ed improvvisazione alla centratura sull’altro come strumento deontologico e professionale. Saper creare e fruire di spazi organizzativi deputati alla comunicazione, luoghi di pensiero riflessivo e di progettualità dell’azione sociale.

AZIONE: L’intervento formativo del counselor M-C è finalizzato all’attivazione di percorsi di consapevolezza e crescita personale in grado di rispondere alle criticità che possono caratterizzare un determinato momento della vita professionale dell’operatore sociale. Questo intervento si propone di innescare un cambiamento. Il cambiamento si concretizza nell’assunzione di un punto di vista consapevole e responsabile aperto all’auto-indagine ed alla lettura del reale. Una formazione così orientata diventa un elemento importante per il miglioramento della qualità della vita professionale e personale dell’operatore, e agisce come prevenzione efficace rispetto al quadro sintomatologico della sindrome di burnout, frequente tra i professionisti della relazione d’aiuto.

In sintesi il cambiamento e la crescita a cui è finalizzato il “percorso” o “metodo” mediacomunicativo significano per l’operatore il radicamento in sé stesso di una parte adulta e consapevole capace di accudire le proprie vulnerabilità e di aprirsi alla persona che si trova in una condizione di bisogno, accogliendone la dimensione emozionale e profonda che spesso si accompagna all’espressione di un disagio.

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