DUE PER UNO

Come amare un bambino affinché diventi un adulto sereno?

E’ importante che  il bambino sperimenti di essere amato di un amore gratuito, fine a se stesso, nel quale l’accettazione e l’accoglienza sono totali e incondizionate, rivolte a ciò che si è e per il fatto stesso di essere.

Lo definirei “materno” non perché necessariamente legato alla madre intesa come individuo di genere femminile ma materno come qualità dell’essere. Intendo quell’amore “a prescindere”, che non chiede di essere ricambiato e che, se profondamente sentito, crea un substrato di nutriente sicurezza nel bambino oggi e nell’adulto domani.

E’ la voce di chi è felice del solo fatto che l’altro sia al mondo. E’ il perdono aprioristico di un amore nudo e primitivo.

Questo tipo d’amore è presente nella mamma, nel papà, negli zii o in altre figure importanti che ruotano attorno all’ infanzia del nostro piccolo. E’ la coperta calda, un abbraccio sempre pronto a ospitare, lo sguardo dolce e complice dei nonni, ad esempio.

Accanto a questa forma di amore ce n’è un’altra di natura differente, di polarità opposta e di uguale potenza: l’amore “paterno”. Anch’esso non è ineluttabilmente legato alla figura del papà e anche in questo caso l’aggettivo “paterno” ne indica la qualità.

E’ il sentimento che ha a che fare con il riconoscimento, col fare, col dimostrare e che si esprime con frasi del tipo: “bravo, sono fiero di te”, “mi fai felice e orgoglioso”, “mi fai sentire speciale”.

La qualità che porta è di natura pragmatica, simile a una forza centrifuga che spinge fuori dal nido, a essere nel mondo, a competere se necessario, a cercare di essere e a esistere anche per gli altri. Promuove in noi il desiderio di essere riconosciuti agli occhi dell’amato, dunque a esserci nella relazione.

L’amore paterno si pone nella posizione simmetrica e contraria all’amore materno che ha invece una forza centripeta che converge, grazie a questa sua traiettoria circolare, al punto centrale, a dentro di sé e che prevede dunque una relazione esclusiva con se stessi.

Un bambino deve sentirsi al sicuro, al caldo nel suo lettino o fra le braccia dei suoi genitori, sapere di essere difeso e apprezzato ma anche sperimentare cosa significhi conquistare il rispetto dell’altro in una spinta a dare il meglio, a non accontentarsi, a superare i propri limiti, in una tensione verso il mondo. Questi due modi di amare sono entrambi presenti in ognuno di noi al di là dell’appartenenza di genere e generalmente in ciascuno di noi uno dei due prevale nella relazione.

Queste due forme essenziali e inscindibili agiscono su due fronti, nel dentro e nel fuori e collaborano insieme nella formazione della personalità.

Un eccesso di amore materno porta a rimanere nel nido caldo ma statico in cui si è eccessivamente al sicuro, poco motivati ad andare nella vita, al contrario un eccesso di amore paterno ci sbilancia verso il “fuori”, alla ricerca esterna di sicurezze e conferme.

La loro integrazione permette all’amore di fluire da dentro e fuori e viceversa in uno scambio sano e sanante: da un lato la sicurezza di essere amati, qualunque cosa succeda, dall’altro la grinta per conquistare il proprio posto nel mondo.

Nell’equilibrio tra queste due forme d’amore troviamo la qualità della nostra esistenza.

L’amore che sperimentiamo fin da piccoli condiziona il nostro modo di amare e sentirci amati ed è nella coscienza di cosa offriamo all’altro e di cosa ne riceviamo che risiede la chiave di volta e di lettura delle nostre relazioni adulte, compresa la relazione con noi stessi.

Siamo severi e critici fino a star male quando commettiamo un errore e facciamo fatica ad accettare le nostre vulnerabilità? Oppure siamo poco motivati a metterci in gioco e a sperimentare nel mondo perché in fondo ci accontentiamo di quel che abbiamo? In altre parole che tipo di genitori di noi stessi siamo, più “materni” o più “paterni”?

Sarebbe inoltre interessante chiedersi che genere di amore abbiamo prevalentemente ricevuto da bambini per scoprire quanto questo abbia influenzato e influenzi il nostro modo di vivere e instaurare le relazioni.

Buona riflessione!

 

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Autore: Silvia Torrieri

Da sempre affascinata dalla mente umana diventa psicologa clinica per saperne di più, innanzitutto di sé stessa. Alla continua ricerca delle motivazioni che spingono i comportamenti, si specializza nelle "nuove dipendenze" e approda alla Media-Comunic-Azione® diventando counselor Relazionale. Lavora nell'ambito della relazione d'aiuto in diversi contesti e nella professione privata. Condivide con Avalon i valori della formazione continua, l'etica professionale e la crescita personale.

One thought on “DUE PER UNO

  1. Tiziana

    Amare un bambino è una bella riflessione, essere genitore è una esperienza unica.
    Non c’è un manuale che si insegna ad esserlo.
    Questo sentimento di amore Paternò è diverso dall’amore materno, dove emerge il ruolo del genitore cercando di dare il meglio.
    Queste due forme di amare sono essenziali per la sicurezza e la crescita del bambino per affrontare il cammino della vita per l’adulto del domani.
    Un cammino fatto insieme e imparando a crescere insieme a loro,giorno dopo giorno.

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