il punto di vista del counselor

In questa rubrica ci occuperemo di alcuni tra i temi più sentiti del nostro quotidiano, nell’ottica del counseling. Si tratta di un nuovo orientamento di matrice anglosassone, nato dalla convergenza di studi psico-umanistici. Suoi elementi fondanti sono: la centralità della persona, l’ascolto empatico ed attivo, la brevità degli interventi ed il dedicarsi prevalentemente alla prevenzione del disagio e alla promozione del benessere individuale.
L’approccio specifico è quello della Media-Comunic-Azione®, modello teorico elaborato da Zuleika Fusco, per la formazione di professionisti esperti nella comunicazione e nella relazione d’aiuto. È un metodo formativo che interviene a sostegno di individui o gruppi ed aiuta a trasformare il disagio in armonia, per elevare l’autostima e migliorare la qualità della vita, sia privata che sociale o lavorativa. Protagonista del processo è l’utente stesso, cui è offerto ascolto empatico, supporto e orientamento, all’interno di una relazione basata sull’auto-osservazione e sulla promozione dell’autonomia. Il counselor M-C, quindi, facilita la scoperta di nuovi punti di vista e di risorse interiori, che portano alla soluzione autonoma del proprio disagio e che diventano strumenti di supporto per scelte, decisioni e cambiamenti consapevoli.

L’essenza del prendersi cura

La Cura, mentre stava attraversando un fiume, scorse del fango cretoso; pensierosa ne raccolse un po’ e cominciò a dargli forma. Mentre è intenta a stabilire che cosa abbia fatto, interviene Giove. La Cura lo prega di infondere spirito a ciò che essa aveva fatto. Giove acconsente volentieri. Ma quando...

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Hikikomori, il giovane eremita

Autoreclusi, invisibili, nuovi eremiti, così vengono chiamati. Sono i giovani di età compresa tra i 14 e i 30 anni che, senza nessun disagio psicologico conclamato, ad un certo punto decidono di isolarsi dal resto del mondo per ritirarsi nelle proprie abitazioni in crescente, talvolta completa, solitudine e per almeno...

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L’abbraccio di Ragione e Follia

Da tanto tempo quella che in realtà è una condizione umana è stata stigmatizzata e frequentemente trattata come un problema sociale. A partire dall’etimologia della parola “follia” che deriva da “follis” ovvero pallone o mantice pieno d’aria, quindi metaforicamente una “testa vuota”, “colui che ha perso la ragione”; così della parola “delirare” che significa uscire dal solco retto, uscire “de lira”. In genere alla pazzia è stata data quindi una connotazione negativa. Il folle è chi mostra le sue difficoltà di adeguarsi alla società in cui vive; chi esprime la sua follia nei comportamenti irragionevoli, incoerenti e nell’inadeguatezza delle relazioni interpersonali; chi dà spazio ai cosiddetti “stati psichici alterati”, anormali.

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Quanta vita c’è dentro una pausa?

La primavera è senz’altro la stagione della trasformazione e della rinascita, tutto ciò che ci circonda ci rimanda questo, dalla piantina sul davanzale della cucina alla luce che si affaccia fino a tardi allungando le nostre giornate, per non parlare poi del naturale rallentamento dei ritmi. Il corpo lo sa e...

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“Ma che gentile!!”

Portando empatia nei rapporti, ovvero il tentativo di metterci nei panni di chi abbiamo di fronte, si potrebbe creare maggiore sintonia e fluidità negli scambi. Ma sempre meno, nella routine del vivere, ci consentiamo quell’atteggiamento disponibile, altruista, benevolo, a partire soltanto dal sorriso o dalla piccola azione cortese verso una persona sconosciuta. Rinunciando a quell’immediato, prezioso benessere che ne può scaturire per entrambe

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La luce dietro la porta

Capita a tutti di incontrare persone che manifestano dei piccoli malesseri che si traducono con comportamenti che a primo impatto non si spiegano con la logica, pensiamo ad esempio al timore di prendere l’autobus, di salire su una scala o di stare su un balcone. Quando siamo di fronte a...

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Connesso in rete, ri-connesso con te stesso

Quando lo smartphone è entrato nella nostra quotidianità, nessuno avrebbe potuto immaginare l’impatto che questo “telefono intelligente” avrebbe avuto sul nostro stile di vita; non è un caso infatti che si parli di rivoluzione digitale non semplicemente riferendosi all’evoluzione tecnologica in sé ma alla trasformazione che ha portato a tutti...

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La scelta apparente e l’apparenza scelta

qualche volta non decidiamo rispettando le nostre vere esigenze, i nostri desideri, ma mossi dal bisogno di approvazione e conferma dall’altro. Anche nel tentativo di evitare critiche e dolorosi giudizi da parte di chi ci sta a cuore…la capacità di scegliere veramente invece può diventare una virtù dell’essere umano. Pur se faticosamente a volte, ci può rendere artefici del nostro percorso per procedere quindi verso una possibile autonomia personale

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