I mille volti della maternità (II parte)

 

Care amiche ed amici lettori, nell’articolo precedente mi ero chiesta in quali altri modi si può essere madri al di là della gravidanza e, osservando la multiforme complessità del sentimento materno, avevo notato come si manifesti in tutti noi, uomini e donne, nella capacità di accudire e di amare a prescindere. Abbiamo parlato di Madre natura, di come sappiamo essere naturalmente materni verso animali, piante ed il prossimo, infine del nutrimento e dei suoi nessi nelle relazioni più intime.

Un altro aspetto del sé materno e della nostra parte psichica femminile si sostanzia nella creatività. Ad essa sono collegati l’ispirazione e l’intuito, il sogno e la fantasia, il pensiero divergente, tutte facoltà analogiche appannaggio dell’emisfero destro. Del resto quando si parla di nuove idee o progetti nascenti si usano comunemente espressioni come: dare alla luce, partorire, travaglio, salvo poi virare su termini come paternità dell’opera, che non sono solo l’impronta della cultura patriarcale ma anche il segno dell’alleanza tra idea e concretizzazione, qualità integrate del maschile e del femminile.

 Figli-genitori. Riguardo all’aspetto materno, non posso evitare di pensare come in tarda età, in alcuni casi molto prima o da sempre, certi ruoli si ribaltino e finiamo per accudire, prenderci cura, rassicurare chi ce l’ha insegnato. Sono abiti che spesso stanno stretti o scomodi per il disagio di cambiare prospettiva, o sollevano dinamiche dolorose per conti lasciati in sospeso e ferite mai guarite del tutto. Una delle possibilità sta proprio nel lasciare agire il sé madre; quell’aspetto di noi che conosce tenerezza e perdono e sa superare ogni difficoltà in nome dell’amore, ma quando occorre sa anche miscelare dolcezza e assertività per ristabilire regole e confini in nome dell’armonia.

 Infine l’aspetto più profondo e probabilmente tra i più ignorati: sviluppare e nutrire una buona madre di se stessi. La formazione del sé-madre interiore è un passaggio fondamentale per lo sviluppo equilibrato della personalità e serve a prenderci cura di noi in maniera sana, amorevole e soprattutto autonoma. E’ certamente influenzato da modelli esterni, non solo genitoriali, che diventano punti di partenza da cui proseguire sulla strada dell’imitazione o della differenziazione. La sua presenza e azione costante generano autostima, ci rendono stabili dal punto di vista emotivo e liberi dal bisogno e dalla dipendenza nelle relazioni interpersonali, specie quelle più intime. Quante volte abbiamo limitato o confuso l’amore e l’ammirazione col senso di sicurezza o con il cuscino soffice delle premure? Quanti partner, amici o scelte lavorative abbiamo compiuto guidati da tale necessità, invece che dalle reali affinità? E quante volte siamo rimasti incastrati in quelle che i coniugi Stone definiscono dinamiche di vincolo1)H. Stone, S. Stone, Tu ed Io, 2003, Mir Edizioni? Quando la nostra madre interiore non è solidamente ancorata, tendiamo a cercare e ad aspettarci dagli altri la cura e la protezione di noi stessi, affidando loro la nostra parte bambina che diviene il centro vulnerabile e dipendente della relazione. Un sé-madre ben interiorizzato sa ascoltare i nostri reali bisogni – chi più di lei? – è quella voce che sa rassicurare la nostra parte bambina nei momenti di disagio, sa essere presente ma discreta e permette a quella adulta di crescere e occupare il suo posto nel mondo. E’ quella parte che vuole sempre il nostro bene e sa cosa è meglio per noi, è la radice dell’amore più autentico che se lasciamo attecchire dentro di noi saprà fiorire nel mondo e nelle persone a noi più care.

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1. H. Stone, S. Stone, Tu ed Io, 2003, Mir Edizioni

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