Per scelta e per chimica

Che il nostro cervello sia ancora un mistero da esplorare è fuor di dubbio, ma la scienza a lunghi passi cerca di comprenderne le caratteristiche, le funzioni e le potenzialità.

È degli anni ’90 e tutta italiana la storica e, come spesso accade, del tutto casuale scoperta dei neuroni specchio.

Ma di cosa si tratta?

Sono cellule che fanno parte del sistema nervoso centrale, il cervello e il midollo spinale per intenderci, e che scendono in campo quando compiamo un’azione ma anche quando osserviamo un altro che la compie.

La loro funzione è ancora oggetto di studio e parrebbe legata alle capacità di apprendimento e imitazione dell’individuo, costituendo una specie di ponte fra gli eventi percepiti nell’ ambiente esterno e la conoscenza. Una sorta di meccanismo tramite il quale le azioni osservate possono entrare a far parte del nostro vocabolario motorio prima ancora che queste possano essere compiute in prima persona. Gli esperti parlano di una funzione predittiva dei neuroni. In altre parole, senza esserne consapevoli, sentiamo ciò che potrebbe accadere fra pochi istanti sulla base delle informazioni già accumulate.

Un ambito molto interessante degli studi sui neuroni specchio è quello sul loro contributo allo sviluppo del linguaggio. Alcuni studiosi sostengono che riusciamo a comprendere un sentimento grazie alle parole pronunciate senza passare per le azioni. Tutto merito della conoscenza acquisita tramite i neuroni specchio.

Dunque l’imitazione, l’apprendimento e il linguaggio sono tutte capacità che hanno a che fare con queste piccole cellule cerebrali. E non solo.

Intuire le emozioni di chi abbiamo di fronte attraverso i suoi gesti, la mimica facciale, imparare a comprendere come il nostro interlocutore esprima le sue sensazioni, connettersi empaticamente con lui sono capacità che hanno una base neurobiologica.

La natura, il nostro corpo o la biochimica ci predispongono alla relazione e lo fanno attraverso un mezzo potentissimo che ci collega all’altro in modo talvolta viscerale: l’empatia.

Il dott. Rizzolatti, il ricercatore italiano che ha scoperto questi eccezionali neuroni, ci spiega come queste cellule ci donino la possibilità di vivere l’altro e di sentirne il suo stato emotivo quasi istantaneamente.

Non abbiamo scuse in tal senso, possiamo comprendere l’altro!

L’empatia è la partecipazione senza giudizio al mondo interiore della persona di fronte.

È consapevolezza profonda del suo punto di vista, condivisione del pathos che permette all’altro di non sentirsi solo.

È dire:

so cosa stai passando perché lo sento anch’io, ti vedo e come in uno specchio mi vedo attraverso di te. Le tue emozioni, il tuo sentire sono accolti, siano essi pieni di gioia o di pena. So chi sei e ti accetto perché mi insegni che il dolore può essere indossato con diritto e dignità perché ha la sacrosanta ragione di esistere.

Non sei solo in questa stanza buia, non conosco la via d’uscita ma sono qui per trovarla insieme o semplicemente per starti accanto seduti sul pavimento. Il tuo scoraggiamento è stato il mio di ieri o potrebbe essere il mio domani. Guardiamolo insieme affinché tu non ti senta solo e io impari la com-passione. Perciò ogni parola di sostegno, ogni carezza che faccio a te la faccio anche a me stesso che nei tuoi occhi si rivede.

Non addolorarti oltre il necessario pensando che questo momento non abbia fine ma fidati della capacità di trasformare la tempesta in occasione per fare esperienza dell’acqua e non appena le onde lo permetteranno approderai sulla riva più vicina.

Nessun dubbio che ci sia un intero mondo dentro uno sguardo, il corpo ci predispone a sostenerlo e comprenderlo.

Approfittiamo dell’aiuto che la natura ci ha dato per metterci in relazione con l’altro perché è dalla qualità delle relazioni che intessiamo che dipende il nostro benessere.

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Autore: Silvia Torrieri

Da sempre affascinata dalla mente umana diventa psicologa clinica per saperne di più, innanzitutto di sé stessa. Alla continua ricerca delle motivazioni che spingono i comportamenti, si specializza nelle "nuove dipendenze" e approda alla Media-Comunic-Azione® diventando counselor Relazionale. Lavora nell'ambito della relazione d'aiuto in diversi contesti, da quello scolastico con progetti indirizzati agli studenti nella facilitazione al processo dell'identità al consultorio pubblico dove ha modo di confrontarsi con realtà individuali e familiari complesse e infine nella professione privata. Collabora con Avalon, condividendone i valori della formazione continua e la crescita personale, occupandosi dell'organizzazione delle attività e progettazione degli interventi. Appassionata di tango argentino, è assistente d'aula per Avalon Progetto Tango.

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