Stringiti a me

Fraterno, accademico, lungo, improvviso, appassionato, suggellato da un bacio o dolcissimo tra una madre e il suo bambino, l’abbraccio è un’ eccezionale forma di comunicazione fra gli esseri umani.

Chi di noi non ha in mente un abbraccio speciale, di quelli cuore a cuore, dove il petto si è appoggiato e allo stesso tempo ha dato sostegno al petto dell’altro in una stretta piena di calore? Come dimenticare quello dell’amato che ci stringe a sé?

Gli abbracci sono codici comunicativi efficacissimi che veicolano messaggi. La freddezza, la sfiducia, la rigidità, la chiusura traspaiono proprio come l’amore, l’affetto e la gioia.

Abbracciare è parlare all’altro con il corpo in uno scambio di percezioni ed emozioni che rivela molto di noi e della relazione con l’altro.

La Psicologia dell’Attaccamento, una corrente teorica che prende piede intorno alla metà del secolo scorso e studia il ruolo cruciale del legame “madre-bambino” per la crescita serena del bambino e la salute psichica del futuro adulto, sostiene quanto sia importante accarezzare, abbracciare, accudire un bimbo fin dai primissimi attimi di vita e per tutta l’infanzia.

L’abbraccio, secondo Bowlby, è il luogo del legame, è la casa in cui il cucciolo di uomo riposa le sue paure, contiene le angosce e si protegge dal mondo.

Esperimenti noti dimostrano che, in quella prima fase della vita in cui la parola non è ancora conosciuta e non può dunque essere il mezzo per comunicare, la comunicazione analogica che si basa sul sentire, è il codice che permette di interpretare i messaggi che vogliamo inviare e che riceviamo. Quando amiamo stringiamo il nostro caro con trasporto in uno scambio di emozioni che sentiamo nel corpo e non nelle orecchie. L’abbraccio più dolce è quello tra mamma e bambino dove i loro sensi si mescolano in una stretta che da pace e ristoro. Allo stesso modo chi non ne ha ricevuti abbastanza potrà essere più diffidente e insicuro, non avendo sperimentato quello che gli studiosi chiamano “base sicura”. Immaginiamo che essa sia la nostra casa, fatta di affetti, abbracci, protezione, conforto e riposo. Un patrimonio interiore che viene in nostro aiuto ogni qual volta abbiamo la necessità di stare al caldo, nel nido, ma che è al tempo stesso il portale attraverso il quale esplorare il mondo con la curiosità di chi ha un luogo caro in cui tornare. Questa base sicura si rinnova e rinforza grazie a nuovi accudimenti e tenerezze che rinsaldano e rinfrancano.

Da adulti, con consapevolezza, scegliamo chi e quando abbracciare e spesso tanto di noi, tanto di ciò che non siamo capaci di dire, lo affidiamo a quell’abbraccio dato a occhi chiusi, di una pienezza e una rotondità che riempiono i vecchi e nuovi vuoti ricordando a noi stessi quanto l’altro per noi sia importante.

In questi tempi strani, in cui gli abbracci sono vietati, soffriamo, seppur non sempre consapevolmente, della loro mancanza, dell’assenza di quel contatto che è essenziale alla sopravvivenza dei nostri bambini interiori e non. Approfittiamo dunque di ogni occasione di sicuro benessere tra le braccia dei cari al nostro cuore, certi che ogni gesto di affetto ci strapperà di dosso le paure, i dolori e l’inganno della solitudine.

Abbracciare è con-dividere. Privarcene significa impoverire la comunicazione, la conoscenza, la relazione, la salute.

Nessuno di noi è un’isola e ad ogni modo anche le isole si lasciano abbracciare dal mare.

 

Gabriele D’Annunzio – Stringiti a me

Stringiti a me,
abbandonati a me,
sicura.
Io non ti mancherò
e tu non mi mancherai.
Troveremo,
troveremo la verità segreta
su cui il nostro amore
potrà riposare per sempre,
immutabile.
Non ti chiudere a me,
non soffrire sola,
non nascondermi il tuo tormento!
Parlami,
quando il cuore
ti si gonfia di pena.
Lasciami sperare
che io potrei consolarti.
Nulla sia taciuto fra noi
e nulla sia celato.
Oso ricordarti un patto
che tu medesima hai posto.
Parlami
e ti risponderò
sempre senza mentire.
Lascia che io ti aiuti,
poiché da te
mi viene tanto bene!

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Autore: Silvia Torrieri

Da sempre affascinata dalla mente umana diventa psicologa clinica per saperne di più, innanzitutto di sé stessa. Alla continua ricerca delle motivazioni che spingono i comportamenti, si specializza nelle "nuove dipendenze" e approda alla Media-Comunic-Azione® diventando counselor Relazionale. Lavora nell'ambito della relazione d'aiuto in diversi contesti e nella professione privata. Condivide con Avalon i valori della formazione continua, l'etica professionale e la crescita personale.

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