AFFETTIVITA’ MASCHILE E FEMMINILE. Stessi bisogni, linguaggi diversi? Cronache dal Café Philo (II parte)

 “Il miglior paradiso è un orto ben irrigato dove un uomo e una donna lavorano insieme

e si abbandonano l’uno all’altra senza possesso né possessore.” (Antonio Muñoz Molina)

 

La volta scorsa abbiamo rilevato quanto pregiudizi e stereotipi inibiscano l’ascolto autentico dei bisogni dell’altro ed una reale comunicazione; sono emersi inoltre lo spaesamento di fronte ai tempi che cambiano ma anche le nuove prospettive rispetto alla necessità di ridefinire i concetti d’identitàdi genere, omologazione ed uguaglianza.  Infine, il bisogno di spostare l’attenzione al sentire e al proprio maschile e femminile interiori, affinché, prima che fuori, il matrimonio sacro si celebri dentro di noi.

 L’adesione ai modelli. Ovviamente è l’inizio di un processo, il confermare l’intenzione e la volontà di fare un passo in più per liberarci da sovrastrutture con le quali siamo spesso in conflitto, quali la rigida prevedibilità dei ruoli e l’adesione a comportamenti sociali ‘adeguati’, ma che consideriamo indispensabili per farci accettare nel mondo e garantirci rispettabilità e affetto.

  • “Ognuno di noi è condizionato fortemente dall’esterno, a partire dai modelli famigliari fino a quelli più ampi della nostra società. Storicamente l’uomo non poteva consentirsi di manifestare certi sentimenti, tipo la tenerezza o la commozione, figuriamoci la paura o la vulnerabilità; era impensabile piangere o disperarsi per amore, tranne, forse, che per gli artisti.”

I quali, mi sento di osservare, pur avendo licenza di esternazione, erano comunque soggetti alla responsabilità sociale di ‘farci qualcosa’ e tradurli in atto creativo.

 Il disorientamento. Ma i modelli educativi con i quali siamo cresciuti e che avrebbero dovuto essere la mappa per muoversi nel mondo, hanno trovato sempre meno corrispondenza nella realtà e prodotto  delusione, rabbia e smarrimento:

  • “Chi è in crisi è soprattutto l’uomo che sembra aver perduto il significato, il suo scopo. L’uomo soffre per la competitività e la sopraffazione a livello sociale, con la donna soffre dei suoi cambiamenti, si trova impreparato e non sa come confrontarsi: o sceglie la via brutale per dominare e imporsi o si chiude in se stesso, alla deriva,  nella difficoltà di trovare in sé ciò che lo completi in amore”

 Il disagio. Lo smarrimento dunque, poi l’ansia e la paura che sfociano in paralisi o eccesso, tanto per l’uomo quanto per la donna, negli aspetti disgregati del femminile. Si tratta dell’emersione di quegli aspetti ombra, o sé rinnegati, che prendono spazio in maniera non gestita se repressi o non ascoltati.

  • “Così come per gli eccessi del maschile, di cui le cronache raccontano tristemente ogni giorno, osservo anche gli eccessi del femminile, in particolare l’esasperazione dell’aspetto ‘madre’. C’è troppo cibo, per lo stomaco e per la mente, troppi stimoli, troppe informazioni, troppa protezione. Siamo intorpiditi da falsi bisogni, da una falsa sazietà che ci porta a rinunciare ai conflitti e alle sfide. E’ la trappola del tepore che conduce alla mediocrità e ad una felicità standard senza grandi slanci. Penso alla profezia dell’Ultimo Uomo di Nietzsche e alla “sopportabile infelicità” dei nostri giorni già preannunciata negli anni ’70. ”

 Il risveglio. Come combattere allora il torpore di una quotidianità a volte troppo zuccherina e riaccendere il gusto del mistero e del desiderio? Anche se fa paura è indispensabile uscire dalle catene della ‘zona di confort e riaprirsi all’ignoto; resistere alla tentazione di fare troppo, dire troppo, spiegare tutto ma imparare a stare e ad affinare l’ascolto.

  • “Credo molto nel ritmo come indice di una relazione che funziona, ‘si sente’ quando succede. Riscopri il senso del vuoto, nelle pause e nei silenzi, come grande risorsa per rimodulare il proprio linguaggio. E’ l’occasione per ascoltarsi ed ascoltare, invece che agire/reagire in modo automatico, è il tempo sospeso per comprendere sé e l’altro, ed è lo spazio indispensabile per coltivare il mistero.”

 Riscoprire la propria unicità. Per gli antichi greci la parola ‘crisi’ voleva dire anche ‘opportunità’, vale a dire cogliere gli aspetti di risorsa dello sgretolamento di un muro, per accorgersi dell’ampliamento degli spazi e della visuale. Potremmo allora considerare un vantaggio che oggi le distinzioni non siano più così nette e cogliere nell’aria la voglia di andare oltre i luoghi comuni. C’è nuovo spazio per ridisegnare la propria individualità e ridare valore al potere personale, per superare condizionamenti ed automatismi ed agire per scelta, infine per instaurare relazioni autentiche.

  • “Tanto è inutile generalizzare, non tutti gli uomini vengono da Marte così come non tutte le donne vengono da Venere; ho capito che non devo aderire a nessun modello se non a me stesso”.

La sfida del nostro quotidiano si prospetta entusiasmante se ci si apre alla riscoperta delle sfumature, nelle cui pieghe ognuno può osservarsi al meglio anche e soprattutto nella relazione con l’altro.

 E quali i commenti alla frase di Molina, soprattutto in merito al rapporto tra affetti e possesso? Il linguaggio comune porta ad accentuare la relazione non solo come ‘legame’ ma anche come ‘possesso’. In quasi tutte le lingue si dice “mio padre/figlio/marito,/amico/ecc.” spianando la strada al disagio che i sentimenti di gelosia e controllo comportano da entrambe le parti. In realtà ciò che si cerca è l’appartenenza non il possesso; nel secondo caso si tratta di un bisogno elementare, istintivo, che risponde alle leggi di conservazione e si traduce nel prendere e portare a sè; nel primo invece, si riconosce l’evoluzione di un sentimento più maturo, che tende alla costruzione e porta a riconoscere l’altro come pari e a rispettarne le differenze. Non è affatto facile né immediato, come per l’orto che Molina suggerisce: richiede impegno e pazienza ma i suoi frutti ripagano ampiamente il lavoro speso.

 In conclusione, Venere e Marte non sono pianeti ma solo alfabeti diversi che esprimono gli stessi bisogni. Le differenze mettono in crisi ma se accettate come aspetti complementari diventano linfa e ricchezza per i rapporti affettivi. Non capirsi spesso dipende dalla nostra chiusura, dal non essere facilitanti, dai pregiudizi, dall’anticipare e non dare spazio e disponibilità all’altro. Peccato, perché come dice Mary Rakow:

 “Alcuni non capiscono pienamente quanto sia erotico essere compresi”

 

 

Per approfondimenti:

Z. Fusco, Viaggio nelle Energie del Maschile, Xenia Edizioni, 2012

Z. Fusco, Viaggio nelle Energie del Femminile, Om Edizioni, 2008

http://www.centroavalon.it/giornale/index.php/affettivita-maschile-e-femminile-stessi-bisogni-linguaggi-diversi-cronache-dal-cafe-philo-i-parte/

http://www.centroavalon.it/giornale/index.php/essere-donna-essere-uomo-oggi-fare-di-necessita-virtu/

http://www.centroavalon.it/giornale/index.php/cronache-dal-cafe-philo-maschile-femminile-alleanza-o-conflittualita/

Condividi...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Categorie

Commenti recenti

Da Avalon Giornale

Tag

Archivi