Sei geloso? No grazie, ho smesso …

L’altro ieri al lavoro, pausa caffè. Colleghi che a gruppetti parlano stancamente del più e del meno, delle ennesime scartoffie da riempire e delle prossime, spesso inutili, riunioni. Ad un certo punto, come un coniglio che spunta inaspettato da un cappello, qualcuno vira la conversazione sul personale con la frase: ”perché tua moglie è gelosa, vero?”. E’ stata una scintilla, un moto irrefrenabile che ha svaporato le altre chiacchiere e unito tutti in un unico, animato dibattito, dove ognuno aveva voglia di dire qualcosa, raccontare di sè e sapere degli altri.

“Lei sì, tantissimo!”, “E tu?” intervengo io, “Io molto meno, anche perché non me dà motivo”, “Allora lei è gelosa, perché sei tu a darle motivo?” rincalzo maliziosamente, “No, che c’entra .. lei è gelosa a prescindere, sa bene che io non andrei mai a mettere a rischio un matrimonio così lungo e poi, dopo 25 anni,  che motivi vuoi che abbia ..”. “ Eh no, è proprio questo il momento più delicato .. ribatte una collega,  .. sai quante crisi ci sono proprio in questa fase perché si è forse troppo tranquilli?”. “Certo .. aggiunge un altro ancora,  .. è inutile nasconderlo, le tentazioni ci sono sempre …”, “E come le gestisci?” chiede un giovane supplente. La bomba è stata sganciata e si scatenano una serie di botta e risposta: “Io gli controllo spesso il cellulare”, “ Cooosa? Io non mi permetterei mai, io sono un’accanita sostenitrice della privacy, persino con i miei figli, se rientro a casa prima del previsto, telefono per avvisare!”, “Addirittura .. io invece non controllo e non voglio sapere, non so come reagirei“, “Io ogni tanto un controllino glielo faccio e il bello è che lui lo sa, anche perché fa lo stesso con me, è un po’ il nostro gioco, tiene viva la tensione ..”, “Beh, così è diverso .. però è vero che nella vita niente è detto e che bisogna passarci .. io che mi ero sempre indignata , che la consideravo un’offesa per l’altro e una perdita di dignità per me, mi sono trovata a svegliarmi di soprassalto nel cuore della notte e a controllargli il cellulare ..”, “E che hai scoperto?”, “Che non mi sbagliavo purtroppo ..”, “Ah, l’intuito delle donne ..”,  “Non so se fosse solo intuito, è che spesso abbiamo il prosciutto sugli occhi, e non vogliamo vedere fino a quando non è più possibile ignorare ..”, “Sì, anche .. ma poi che hai fatto?”, “Un macello, mi era crollato il mondo addosso e l’ho lasciato .. per un po’”, “Per un po’ quanto? Non so come hai fatto a ricominciare, io non riuscirei a non rinfacciarglielo sempre”, “ Però quando ci sono i figli non puoi pensare solo al tuo orgoglio ferito”, “Beh, è stata dura e mi ci è voluto più di un anno, ma se si decide si deve perdonare fino in fondo altrimenti è un tormento continuo per tutti e due”, ”Anch’io mi sono trovata a cambiare idea, prima ero quella del taglio netto, poi quando tocca a te .. è come passare attraverso il fuoco, all’inizio vedi solo i suoi sbagli, poi anche i tuoi e allora brucia ancora di più, la rabbia verso di te si aggiunge a quella per lui e si mischia ai sensi di colpa, allo smarrimento, al senso di sospensione perché quando pensi di aver scoperto tutto, capisci che non capivi niente e che l’unica certezza è quella nebbia infuocata che ti avvolge, ma in cui devi stare se vuoi che si dissolva”. “Ma quali sbagli? Niente giustifica un tradimento, troppo comodo. Se ne parla, si discute, invece di trovare facile consolazione altrove”, “Certo, deve essere una botta .. poi dipende anche dall’età, più vai avanti con gli anni e più ti devasta .. perdi sicurezza, e ti passa la voglia di ricominciare”, “Sì è vero, ma fino a un certo punto, con mia moglie, anche se siamo sposati da due anni, ce lo diciamo spesso: dobbiamo sceglierci ogni giorno, perché niente è scontato né garantito per sempre, non lo è la vita stessa, come possiamo pensarlo del nostro rapporto?”, “In teoria è così ma ci sono persone, specialmente donne, che hanno investito tutto nella famiglia, rinunciando alla propria carriera per facilitare quella del marito, lui sempre più rampante e lei nell’ombra, per poi essere ‘rottamate’ per la segretaria più giovane, ti sembra giusto?”, “Certo che no, però anche lei ha sbagliato, si è sacrificata troppo; io lo dico sempre: meglio mantenere una propria autonomia, soprattutto economica per non essere costretti a subire”, “ eh sì, meno male che abbiamo il nostro lavoro .. a proposito dobbiamo andare, però poi continuiamo ..”.

Non mi aspettavo proprio che da un’ordinaria pausa caffè, si scatenassero tanti e tali tumulti interiori. La gelosia e il tradimento sono sempre temi caldi, di fronte ai quali non si può rimanere indifferenti, sia per paura di conoscerne il lato più oscuro e doloroso sia per il risvegliarsi di vecchie ferite. Ed è stato liberatorio perché il bisogno di parlarne era così forte che non ha frenato nessuno nella propria autenticità, anche verso colleghi quasi sconosciuti; è stato illuminante ascoltare ed ascoltarsi tra uomini e donne di età e vissuti diversi che rivelano aspetti intimi che proprio nell’intimità della coppia trovano più ostacoli e pudori. Ognuno con le sue idee e con le proprie esperienze, ma desideroso di confrontarsi con gli altri per andare oltre il proprio punto di vista e capire che non esistono linee nette su temi come questi.

E voi cari amici, che ne pensate? Tentazione e fedeltà: scelta del cuore o paura del cambiamento? Senso di colpa o di responsabilità? Tradimento e perdono: è possibile rimarginare la ferita e cominciare daccapo? Si vivrà sempre nell’incubo che possa ripetersi o se ne esce rafforzati? Siete tra quelli che pensano che amore e fiducia debbano coincidere o che controllare sia umano, inevitabile ed anche una forma di prevenzione?

Vi lascio con alcune considerazioni del filosofo e psicoanalista Umberto Galimberti su tradimento,  fedeltà, amore e identità: “Nasciamo nella fiducia che qualcuno ci nutra e ci ami, ma possiamo crescere e diventare noi stessi solo se usciamo da questa fiducia e non ne restiamo prigionieri … In ogni forma di amore c’è una forma di possesso che arresta la nostra crescita e costringe la nostra identità a costruirsi all’interno di quel recinto che è la fedeltà che non dobbiamo tradire. Ma in ogni fedeltà che non conosce tradimento e neppure lo ipotizza c’è troppa ingenuità, troppa paura di vivere con le sole nostre forze, troppa incapacità di amare se appena si preannuncia un profilo d’ombra … Quella che puerilmente chiamano ‘fedeltà’ è l’incapacità di abbandonare lidi protetti, di uscire a proprio rischio verso le regioni sconosciute della vita … Fedeltà e tradimento devono l’una all’altro la densità del loro essere e risvegliano tradito e traditore dalla loro pigrizia emancipativa impropriamente scambiata per ’amore’ … Il tradito, quando non si rifugia nella vendetta, nel cinismo o nella negazione, finisce nel tradimento di sé che è la svalutazione di se stesso per non essere più amato dall’altro, senza accorgersi che nel tempo della fedeltà la sua identità era solo un dono dell’altro …”

Parole forti e fin troppo ciniche se isolate da un contesto più ampio, che mi hanno scosso molto, specialmente perché lette in un momento della mia vita in cui avevo proprio bisogno di leggerle così, crude com’erano. Vi confesso che mi hanno irritato all’inizio, poi ho capito che davano soprattutto fastidio alla mia bambina ferita e alla bella addormentata che voleva a tutti i costi aspettare il principe con le mani conserte. Ma devo anche ringraziarle perché quella rabbia ha sopito il pianto e si è trasformata in grinta: è stato l’inizio del riscatto e del risveglio di una donna nuova.

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Autore: Stefania Nanni

Counselor relazionale in Media-Comunic-Azione® e docente di lingua e civiltà anglosassone. Umanista nell’animo per la propensione agli aspetti esistenziali e della socialità, da oltre un ventennio si occupa di crescita personale, tecniche olistiche e aggiornamento professionale, estendendo le competenze pedagogiche anche in ambito organizzativo, gestionale e formativo. Esperta di comunicazione e mediazione del conflitto, è membro di Avalon dal 2000, ove ha conseguito il titolo, e vi collabora come counselor, formatrice e blogger sul giornale “Cronache di un libero pensiero” nella rubrica “Il punto di vista del counselor”. Da sempre interessata allo sviluppo del potenziale e delle peculiarità del femminile, partecipa attivamente alle attività del “Cerchio di Sorellanza” e del “Caffè delle Donne”, coadiuvando la dott.ssa Fusco nella conduzione. Presso la Psico-libreria “I Luoghi dell’Anima” organizza e modera gli incontri pubblici del “Cafè Philo” sulle tematiche del vivere e delle relazioni, secondo i canoni della comunicazione ecologica e del dibattito aperto.

0 thoughts on “Sei geloso? No grazie, ho smesso …

  1. Viola

    Se mi chiedi se sono gelosa anch’io rispondo di no, ma sto migliorando! Nel tempo ho imparato a riconoscere ed accettare questo sentimento che, entro certi limiti, funziona come quelle recinzioni che se le tocchi ti danno la scossa, in questo caso direttamente alle viscere. Volendo raccogliere quel segnale invece di censurarlo, in effetti,rappresenta un’opportunità per ridefinire i confini di una relazione e riscoprirsi un po’ … Più facile a dirsi che a farsi però :/

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    1. Stefania Nanni Post author

      Cara Viola,
      il dibattito sulla gelosia, su quanto e come la viviamo credo non avrà mai fine, esattamente (e per fortuna) come i nostri sentimenti.
      Nel titolo c’è in effetti una piccola provocazione, che intende riferirsi al ‘sentimento’ del possesso. In altri termini a ciò che confonde l’amore con il bisogno, a ciò che che ci raggrinzisce nella paura della fine e del futuro invece che espanderci nella gratitudine alla vita e nella gioia del presente. Come giustamente sottolinei, non è un processo nè facile nè immediato, inoltre i segnali d’allarme dalla pancia vanno sempre onorati e non censurati, perchè riportano l’attenzione a delle vulnerabilità che chiedono di essere accudite, ma da noi molto prima che da chiunque altro. Grazie per la condivisione e gli spunti, un caro abbraccio 🙂

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