Prove di volo

Nel linguaggio corrente spesso usiamo il termine “adolescente” in modo poco edificante, quando insomma giudichiamo l’altro immaturo e volubile. Sfatiamo subito questa falsa credenza che vede l’adolescenza come un “brutto periodo” da superare in fretta. L’adolescenza è innanzitutto un momento speciale, creativo, emozionante, ricco, aperto e fertile ma anche innegabilmente complesso e scomodo.

Perché?

Credo sia la domanda che ho sentito più spesso pronunciata da genitori di ragazzi in questa fase.

Immergiamoci per un attimo nella nostra per comprendere l’adolescenza che, seppur cambiata nella sua espressione dalla cultura e dalle occasioni, rimane invariata nella sua essenza.

Come eravamo noi a quindici anni? Timidi e introversi col cuore d’artisti, espansivi e “caciaroni”, leader trascinatori di scolaresche, fantasmini col maglione enorme in cui scomparire, colorati ed estrosi, dark, paninari, grintosi e chic, sportivi appassionati, ecc?

Per esempio eravamo felici per nulla e tristi per ancor meno? Credevamo ciecamente nella fedeltà del nostro amico migliore? Ritenevamo fondamentale avere l’approvazione degli altri del nostro gruppo? Ci davano fastidio le regole e le incoerenze degli adulti? Ci sentivamo grandi e fiduciosi e piccoli e incapaci, quasi contemporaneamente? Quanto ci sentivamo compresi dai nostri genitori e quanto ci sentivamo soli se non ascoltati, creduti, accolti. E quel professore che ci ascoltava davvero, fin nelle ossa, quanto ha condizionato la nostra vita?

Quante domande in questo articolo!

Già, l’adolescenza è la fase delle domande che i ragazzi fanno alla vita, al mondo, al loro e al corpo degli altri, alle persone, alla famiglia, al futuro. E’ prova e errore, apertura e chiusura, creazione e distruzione, trasformazione e ricerca.

I latini che hanno coniato appositamente la parola “adolescenza” per indicare quella fase e processo che collega la fanciullezza con il mondo adulto, lo hanno spiegato magistralmente nel significato.

adolescere: crescere

adolescens- entis: colui che si sta nutrendo

adultus: che si è nutrito

E’ il momento del lutto e della perdita di quel corpo e quel pensiero di bambino che, a pensarci bene, a volte manca anche a noi che siamo adulti da un po’. Essere al caldo di una casa costruita attorno a noi, avere qualcuno che dà un bacino alla bua nel mondo magico del “tutto è possibile” o che ci prende in braccio se abbiamo sonno, freddo o paura. Perché non dovrebbe essere triste e arrabbiato un ragazzo che ha perso tutto questo? Non è forse sano esserlo?

Ma l’adolescenza non è solo perdita, è anche apertura al mondo, possibilità di scegliere ed essere chi si è. E’ l’occasione e l’opportunità di “sporcarsi le mani” con la vita senza il filtro dei grandi, di sperimentare barcamenandosi tra la voglia di tornare ramo e il desiderio di fiorire e germogliare.

Essa termina quando si hanno più risposte che domande e il mondo ci appare più piccolo solo perché siamo noi più grandi.

In tutto questo i genitori che fanno?

Stanno. Lì, di fronte ai loro figli , presenti, assertivi, pazienti, forti. E davanti al nostro ragazzo indisponente e sprezzante, che non riconosciamo quasi nei tratti esteriori e interiori, facciamo un bel respiro e siamo indulgenti con noi stessi che siamo lì in quel conflitto che è terra di scontro sì ma anche contatto e presenza. Il genitore è certamente qualcuno con cui litigare, contrattare, protestare, odiare, quindi un interlocutore privilegiato perché, ne sono certa, si litiga con chi ci interessa profondamente.

Grazie al lavoro che svolgo, ho il privilegio di osservare tutto l’amore che ci vuole, che c’è e si muove tra genitori e figli e so che la ribellione, tipica dell’adolescenza, è amore per la vita, spinta evolutiva. Ci ribelliamo a ciò che amiamo. L’adolescenza è lo sforzo enorme di essere se stessi, lo stesso che si fa per nascere, sforzo condiviso e vissuto dagli stessi genitori che se pur dall’altra parte, vivono il travaglio nel ri-mettere e lasciare al mondo il proprio figlio.

Un grazie speciale va ai genitori che amano, restano e r-esistono, che sono imperfetti ma ci sono e non si sottraggono o oppongono a quel conflitto evolutivo di cui i figli sono, in adolescenza, portatori sani.

Forza e pazienza le parole chiave che sostengono il coraggio di essere genitori, accompagnate però da un pizzico di ironia.

“L’adolescenza è quel periodo in cui vorresti scappare di casa perché tua figlia non ti capisce”

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Autore: Silvia Torrieri

Da sempre affascinata dalla mente umana diventa psicologa clinica per saperne di più, innanzitutto di sé stessa. Alla continua ricerca delle motivazioni che spingono i comportamenti, si specializza nelle "nuove dipendenze" e approda alla Media-Comunic-Azione® diventando counselor Relazionale. Lavora nell'ambito della relazione d'aiuto in diversi contesti, da quello scolastico con progetti indirizzati agli studenti nella facilitazione al processo dell'identità al consultorio pubblico dove ha modo di confrontarsi con realtà individuali e familiari complesse e infine nella professione privata. Collabora con Avalon, condividendone i valori della formazione continua e la crescita personale, occupandosi dell'organizzazione delle attività e progettazione degli interventi. Appassionata di tango argentino, è assistente d'aula per Avalon Progetto Tango.

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