Tu chiamale se vuoi

E’ un concetto usato spessissimo per descrivere comportamenti, atteggiamenti, percezioni e stati d’animo che riguardano l’uomo e non solo.

L‘emozione è tra gli argomenti più studiati in psicologia perché è considerato fondamentale per leggere dentro l’umanità.

Ma che cos’è?

L’emozione è un processo, formato da diversi componenti, attivato in seguito ad una perturbazione, uno stimolo che può essere esterno o interiore, che rompe un equilibrio, uno stato d’essere.

Quando proviamo un’emozione è in atto un cambiamento e lei ce lo annuncia in differenti maniere, attraverso il corpo, il pensiero, il linguaggio e altro ancora.

Diverse le intensità e la durata nel tempo, quando vediamo il nostro innamorato dopo tanta lontananza, il corpo cambia, il cuore batte più forte, le pupille si dilatano, il sangue sale in superficie e magari diventiamo rossi in volto e  anche la mente si attiva e i pensieri si fanno più affollati e meno definiti mentre tutto questo fervore ci porta verso un linguaggio e un comportamento finalizzati all’espressione dell’emozione. Lo abbracciamo, finalmente, e la gioia arriva a raccontarci il buono che porta quell’incontro e sintetizza ciò che già c’è stato.

Ebbene sì, nell’emozione e la sua espressione c’è un effetto quasi magico che vede la congiunzione dei tre livelli temporali che scandiscono la nostra vita, passato, presente e futuro.

Nell’emozione tutto è adesso.

Ciò non vale solo per la gioia, è così per la rabbia, per la paura, la vergogna, il senso di colpa, l’entusiasmo. In quel momento siamo al centro di noi stessi, il tempo si ferma, la mente si confonde mentre il corpo già sa dove andare e cosa fare. Detta così sembrerebbe semplicissimo accorgersi e ancor più riconoscere cosa stiamo provando mentre ciò accade, eppure non è così.

Vi racconto di un cliente nel mio studio che, entrando con furia e agitazione nella stanza, come un fiume mi dice di quanto sia triste per via dell’esclusione da un progetto a cui teneva molto. Parla di delusione e amarezza, di sentirsi ferito e senza voglia di reagire.

Che strano, ho pensato. Parla di tristezza e il suo corpo esprime rabbia.

Alla mia domanda su cosa stesse provando, mi risponde tirando in ballo malinconia e rammarico, ma le sue mani sudate e il volto arrossato come di chi è pronto ad una battaglia, dicevano altro.

Perché confondeva la rabbia con la tristezza? Come mai non gli era chiaro il suo stato emotivo?

La risposta risiede nella consapevolezza di vivere, accogliere, integrare le emozioni che, prima che in altre maniere, si esprime col corpo.

Noi quanto osserviamo le nostre reazioni o comportamenti? Non siamo forse bravissimi, guardando un film o un video, a scoprire chi è l’assassino o chi è innamorato di chi? Lo siamo altrettanto nelle nostre relazioni?

Quante domande in queste righe!

Ebbene sì, la chiave è nell’auto-osservazione curiosa di chi si chiede cosa sta succedendo dentro la sua vita.  Nella ricostruzione della mappa, di grande valore sono le emozioni che ci svelano chi siamo, cosa desideriamo e ancor più, cosa non vogliamo.

Certamente è più semplice riconoscere e so-stare in emozioni piacevoli come certi giorni di primavera o dolci come il miele sulle noci, ben più scomodo è ascoltare la rabbia che si infila nelle nostre giornate mandando in malora tutte le nostre buone intenzioni o esplode distruggendo l’altro e lo specchio che porta. Non parliamo della paura poi, così infiltrante e immanente da essere quasi uno strato di asfalto bollente su cui poggiamo piedi e scelte.

Infine, per complicare ulteriormente la situazione, talvolta, anzi quasi sempre, le emozioni non si presentano una per volta ma sono mescolate come micelle in un bicchiere, combinate ad arte per confondere e quindi far riflettere. Mi riferisco a desiderio e paura, amore e odio, a eccitazione e vergogna. Miscugli interiori che non sapremmo spiegare neppure con mille parole. E va bene così, perché le emozioni non vogliono sempre essere spiegate ma certamente sempre spingono per esprimersi come tifosi al botteghino.

Tutto sta nel capire che non siamo nati per essere felici, siamo nati per essere felici, tristi, arrabbiati, allegri, imbarazzati, entusiasti, disgustati, spensierati, pazzi di gioia o di dolore.

Siamo nati per essere tutto, per provare tutto, perché ogni cosa è funzionale alla nostra realizzazione.

E se questo è vero, allora non possiamo essere una sola cosa per troppo tempo ma dobbiamo sforzarci di trovare la bellezza insita nelle cose che finiscono.

Tutte le emozioni vissute appieno sono destinate a morire per lasciare spazio a nuove e vitali trasformazioni che fanno della finitezza la loro virtù.

 

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Autore: Silvia Torrieri

Da sempre affascinata dalla mente umana diventa psicologa clinica per saperne di più, innanzitutto di sé stessa. Alla continua ricerca delle motivazioni che spingono i comportamenti, si specializza nelle "nuove dipendenze" e approda alla Media-Comunic-Azione® diventando counselor Relazionale. Lavora nell'ambito della relazione d'aiuto in diversi contesti, da quello scolastico con progetti indirizzati agli studenti nella facilitazione al processo dell'identità al consultorio pubblico dove ha modo di confrontarsi con realtà individuali e familiari complesse e infine nella professione privata. Collabora con Avalon, condividendone i valori della formazione continua e la crescita personale, occupandosi dell'organizzazione delle attività e progettazione degli interventi. Appassionata di tango argentino, è assistente d'aula per Avalon Progetto Tango.

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