Gioco di Parole

Spesso il linguaggio quotidiano è infarcito di termini “tecnici” o “clinici” usati per indicare stati d’animo o definire un tipo di carattere, un periodo della vita o semplicemente per spiegare alcuni comportamenti. Pensiamo a quante volte sentiamo o usiamo le parole “depresso”, “stressato” o “ansioso” nei discorsi di tutti i giorni. Questo accade in diversi ambiti, non solo in quello psicologico, perché la nostra intelligenza è in grado di traslare i significati delle parole in altri contesti comunicativi, a testimonianza del fatto che la lingua è viva e si evolve con noi.  

Ma da counselor mediacomunicativa non posso fare a meno di pensare che le parole abbiamo un significato prezioso, profondo e che per questo vadano usate e scelte con cura. 

Dalla mia esperienza mi è chiaro che le parole sono fondamentali per creare benessere e il suo contrario. Salvano e ammalano, leniscono e giudicano, sollevano e fanno sprofondare. Ci sono delle parole che qualcuno ci ha detto e che a distanza di anni non riusciamo a dimenticare? Di quelle che si sono radicate nella nostra memoria come un marchio a fuoco? Parole d’amore, di stima e soddisfazione che hanno accarezzato la nostra anima e autostima al punto da richiamarle a noi come un mantra quando ne sentiamo il bisogno. Parole rassicuranti come amiche benevole, compagne di viaggio in alcune canzoni, sorelle che ci fanno riflettere, contenute in libri speciali che accompagnano la nostra crescita, incoraggianti come pacche sulle spalle. Allo stesso modo, ma con effetto opposto, le brutte parole sono pezzi di vetro conficcati nella carne e ci fanno sanguinare al ricordo, schiaffi in pieno viso, mortificanti e violente o sottili e infiltranti come certi virus che ci infestano la mente. Insomma le parole hanno un ruolo essenziale nella qualità della nostra vita. Sono sempre con noi sia se pensate che pronunciate e definiscono il mondo e gli altri attribuendo a ogni cosa un significato, e in questo sono figlie della mente. Influenzano e determinano le relazioni con gli altri ma ancor più con noi stessi in una modalità, forse, troppo poco consapevole. Se è vero tutto questo allora siamo chiamati a sceglierle con attenzione e con presenza poiché avranno una conseguenza diretta sugli altri e su di noi. Sì, perché riparare alle parole dette incoscientemente è complicato dato che richiede la lucidità e il coraggio di riconoscere l’errore, di fare un passo indietro e chiedere scusa. E’ chiaro che non sempre siamo così lucidi da portare un’attenzione alla comunicazione, soprattutto quando la conoscenza e la confidenza con l’altro ci rilassano, ma sono proprio le persone più vicine a meritare una maggiore cura dato che il loro benessere/malessere ci influenzerà in modo diretto.

In tal senso comunicare implica responsabilità e etica, parlare con presenza scegliendo di non ferire è un gesto d’amore.

Facciamo un gioco, prendiamo carta, penna, dieci minuti di tempo e rivolgiamoci queste domande a cui risponderemo con un piccolo elenco di parole:

Che parole usiamo per descriverci?

Quando sbagliamo come ci giudichiamo? 

Bene, ora rileggiamo le parole che abbiamo scritto, sono il nostro specchio. Ci rimandano l’opinione che abbiamo adesso di noi stessi, quanta indulgenza, giudizio o ironia ci concediamo. Rimaniamo qualche istante in ascolto dell’eco che provocano in noi e, a quel punto, possiamo cogliere quanto le parole ci influenzino e abbiano a che fare tanto con l’altro quanto con noi.

Ora non rimane altro che rivolgerci delle parole gentili magari con quell’allegra ironia di chi sa che un sorriso dice più di mille parole…inconsapevoli.

 

 

 

 

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Autore: Silvia Torrieri

Da sempre affascinata dalla mente umana diventa psicologa clinica per saperne di più, innanzitutto di sé stessa. Alla continua ricerca delle motivazioni che spingono i comportamenti, si specializza nelle "nuove dipendenze" e approda alla Media-Comunic-Azione® diventando counselor Relazionale. Lavora nell'ambito della relazione d'aiuto in diversi contesti, da quello scolastico con progetti indirizzati agli studenti nella facilitazione al processo dell'identità al consultorio pubblico dove ha modo di confrontarsi con realtà individuali e familiari complesse e infine nella professione privata. Collabora con Avalon, condividendone i valori della formazione continua e la crescita personale, occupandosi dell'organizzazione delle attività e progettazione degli interventi. Appassionata di tango argentino, è assistente d'aula per Avalon Progetto Tango.

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